UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI ROMA

"LA SAPIENZA"

VERBALI DEI LAVORI DELLA COMMISSIONE GIUDICATRICE DELLA PROCEDURA DI VALUTAZIONE COMPARATIVA PER LA COPERTURA DI N. 1 POSTO DI PROFESSORE UNIVERSITARIO DI RUOLO DI I FASCIA DELLA LA FACOLTA' DI LETTERE E FILOSOFIA

PER IL SETTORE SCIENTIFICO - DISCIPLINARE

L09C - Lingua e Letteratura Albanese

PUBBLICIZZATO ALL'ALBO DEL RETTORATO
E DELLA FACOLTA' IL 20/04/2001
 
 

SEDUTA PRELIMINARE

Il giorno 6 aprile 2001 alle ore 12,00 presso i locali dell'Istituto di Studi Albanesi,si è riunita in seduta preliminare la Commissione Giudicatrice della procedura di valutazione comparativa ad 1 posto di Professore Universitario di ruolo di I fascia della Facoltà di Lettere e Filosofia per il settore s/d L09C - Lingua e Letteratura Albanese.

Sono presenti i seguenti Commissari

1) Prof. Francesco Altimari,

2) Prof. Giorgio Banti,

3) Prof. Giuseppe Gradilone,

4) Prof. Romano Lazzeroni,

5) Prof. Leonardo Maria Savoia.

La Commissione procede alla nomina del Presidente, eletto nella persona del Prof. Romano Lazzeroni, e del Segretario, eletto nella persona del Prof. Giorgio Banti.

Si prende atto che nessuna istanza di ricusazione dei Commissari da parte dei candidati è pervenuta all'Ateneo e che pertanto la Commissione stessa è pienamente legittimata ad operare secondo norma. Ciascun componente dichiara di non avere relazioni di parentela ed affinità entro il 4° grado incluso con gli altri commissari.

Il Presidente dà lettura del bando edella normativa che disciplina lo svolgimento delle procedure di valutazione comparativa (L. 210/98, D.P.R. 390/998).

Criteri di massima da consegnare al responsabile del procedimento presso l'Università

Come primo atto la Commissione giudicatrice predetermina dettagliatamente i criteri di massima (vedi l'Allegato nr. 1). Questi saranno consegnati (in copia cartacea e telematica) al responsabile del procedimento, Sig.a Gina D'ANGELO, in tempo utile per consentirne la pubblicizzazione, mediante l'affissione presso l’albo del Rettorato, presso laFacoltà di Lettere e Filosofia, nonchè per via telematica almeno 7 giorni prima della prosecuzione dei lavori.

Calendario delle riunioni

VALUTAZIONEDEI TITOLI E DELLE PUBBLICAZIONI

La Commissione concordale date delle successive riunioni tenendo conto che icandidati da valutare sono 7 di cui 4 dovranno sostenere la prova didattica (costoro dovranno ricevere la convocazione almeno 20 giorni prima).

I Riunione: giorno 18 giugno 2001, ore 10,00, presso l'Istituto di Studi Albanesi.

La Commissione darà letturadell'elenco dei candidati, dichiarerà l'assenza di impedimenti, procederà alla valutazione dei curricula, dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati; si stenderanno prima i giudizi individuali poi quelli collegiali su ciascun candidato.

PROVE DIDATTICHE

La Commissione concorda inoltre le due date per l'espletamento della prova didattica. 

II Riunione: giorno 18 giugno 2001, ore 15,00, presso l'Istituto di Studi Albanesi.

La Commissione, relativamente a ciascun candidato, sceglierà cinque argomenti nell'ambito della disciplina già indicata dallo stesso. Il medesimo, già convocato dall'Ufficio concorsi , saràinvitato, dopo essere stato identificato, a sorteggiarne tre, uno dei quali sarà argomento della prova didattica da tenersi nella successiva riunione, comunque non prima che siano trascorse 24 ore.

III Riunione: giorno 19 giugno 2001, ore 15,00, presso l'Istututo di Studi Albanesi.

Ciascun candidato sarà invitato a sostenere la prova didattica su uno dei tre argomenti precedentemente sorteggiati. La commissione passerà quindi a stendere i giudizi individuali prima e i collegiali poi relativi alla prova didattica

GIUDIZI COMPLESSIVI

IV Riunione: giorno 20 giugno 2001, ore 10,00, presso l'Istututo di Studi Albanesi.

La commissione procederà alla stesura dei giudizi complessivi. Se una sola seduta non risulterà sufficiente per completare questa fase, se ne terrà una seconda la mattina del giorno successivo, 21 giugno 2001.

Un'eventuale ulteriore riunione è prevista per i giorni 2 e 3 luglio 2001.

Il Presidente ricorda che scaduto il termine di pubblicizzazione dei criteri di massima sarà cura delSegretario Prof Giorgio Banti acquisire dall'Amministrazione, contattando per tempo il Responsabile del procedimento, l'elenco dei candidati, le domande, i titoli e le pubblicazioni.

Il Presidente incarica infine il Segretario della tempestiva consegna al Responsabile del procedimento del presente verbale, redatto in triplice copia approvato e sottoscritto da tutti e dichiara tolta la seduta.

Roma, 6 aprile 2001

Letto, approvato e sottoscritto seduta stante

La Commissione:

Presidente Prof. Romano Lazzeroni

Membro Prof. Francesco Altimari

Membro Prof. Giuseppe Gradilone

Membro Prof. Leonardo Maria Savoia

Segretario Prof. Giorgio Banti

UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI ROMA

"LA SAPIENZA"

VERBALI DEI LAVORI DELLA COMMISSIONE GIUDICATRICE DELLA PROCEDURA DI VALUTAZIONE COMPARATIVA PER LA COPERTURA DI N. 1 POSTO DI PROFESSORE UNIVERSITARIO DI RUOLO DI I FASCIA DELLA LA FACOLTA' DI LETTERE E FILOSOFIA

PER IL SETTORE SCIENTIFICO - DISCIPLINARE

L09C - Lingua e Letteratura Albanese


ALLEGATO NR. 1 AL VERBALE DELLA RIUNIONE PRELIMINARE


CRITERI DI MASSIMA

Dopo ampia ed approfondita discussione la Commissione giudicatrice della procedura di valutazione comparativa ad un posto di professore universitario di ruolo di I Fascia per il settore scientifico-disciplinare L09C - Lingua e Letteratura Albanese, uniformandosi alle indicazioni dell'art. 6 del bando e dell art. 2 commi6, 7, 8, 9,e 12del D.P.R. 390/98, identifica i seguenti criteri di massima.
1) Per la valutazione del curriculum complessivo del candidato e delle pubblicazioni scientifiche:
- originalità ed innovatività della produzione scientifica e rigore metodologico;

- apporto individuale del candidato, analiticamente determinato, nei lavori in collaborazione;

- congruenza della attività del candidato con le discipline ricomprese nel settore scientifico disciplinare L09C, ovvero con tematiche interdisciplinari che le comprendano;

- rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni e loro diffusione all'interno della comunità scientifica;

- continuità temporale della produzione scientifica in relazione anche alla evoluzione delle conoscenze nello specifico settore scientifico - disciplinare.

2) Costituiscono, in ogni caso, titoli da valutare specificamente nelle valutazioni comparative:

- l'attività didattica svolta;

- i servizi prestati negli Atenei e negli Enti di ricerca italiani e stranieri;

- l'attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri;

- i titoli di dottore di ricerca, e la fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca;

- l'organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca;

- il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale ed internazionale. 
 
 

PUBBLICIZZATO ALL'ALBO DEL RETTORATO
E DELLA FACOLTA' IL 20/04/2001


 
 

UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI ROMA

"LA SAPIENZA"

VERBALI DEI LAVORI DELLA COMMISSIONE GIUDICATRICE DELLA PROCEDURA DI VALUTAZIONE COMPARATIVA PER LA COPERTURA DI N. 1 POSTO DI PROFESSORE UNIVERSITARIO DI RUOLO DI I FASCIA DELLA FACOLTA' DI

LETTERE E FILOSOFIA

PER IL SETTORE SCIENTIFICO - DISCIPLINARE

L09C (Lingua e letteratura albanese)

RELAZIONEFINALE

Il giorno 19 giugno 2001, alle ore 17,00 si è riunita la Commissione giudicatrice per procedere alla stesura della relazione finale.

La Commissione giudicatrice della procedura di valutazione comparativa ad 1 posto di Professore Universitario di ruolo di I fascia dellaFacoltà di Lettere e Filosofia.per il Settore s/d L09C (Lingua e letteratura albanese) bandito dall'Università di Roma "La Sapienza" si è riunita per adempiere alle funzioni conferitegli nei seguenti giorni:

Riunione preliminare 6 aprile 2001, ore 12,00;

I Riunione 18 giugno 2001, ore 10,00;

II Riunione 18 giugno 2001, ore 15,00;

III Riunione 19 giugno 2001, ore 15,00.

Riunione preliminare: designazione del Presidente (Prof. Romano Lazzeroni) e del Segretario (Prof. Giorgio Banti); presa d'atto della normativa concorsuale (Legge 3 .7. 1998, n.210 e relativo regolamento di applicazione DPR 19.10.98, n.390); dichiarazione di legge sulla inesistenza di parentela ed affinità entro il 4° grado incluso tra i Commissari; fissazione dei criteri di massima, definizione del calendario dei lavori con le modalità dell'eventuale prova didattica.

I Riunione: presa d'atto della avvenuta pubblicizzazione dei criteri di massima (secondo la legge 210/98), lettura dell'elenco ufficiale dei candidati; dichiarazione di legge sull'inesistenza di parentela ed affinità entro il 4° grado incluso tra i Commissari e i candidati; presa d'atto delle esclusioni e delle rinunce eventualmente intervenute; elencazione dei candidati da valutare ai fini della procedura: identificazione dell'apporto del candidato nei lavori di collaborazione, giudizio individuale dei singoli Commissari su ciascun candidato; stesura dei profili curriculari, formulazione dei giudizi collegiali della Commissione di ciascun candidato.

II Riunione: scelta dei cinque argomenti nell'ambito della disciplina, identificazione del candidato, sorteggio da parte del candidato di tre argomenti su cinque.

III Riunione: espletamento della prova didattica, elaborazione dei giudizi (individuale e collegiale prima, complessivo poi),stesura dell'elenco in ordine alfabetico dei candidati risultati idonei, che risulta così composto:
 

 

1 - Italo Costante FORTINO (quattro voti)

2 - Matteo MANDALÀ (tre voti)

3 - Elio MIRACCO (cinque voti)

Il verbale relativo alla relazione finale è redatto in triplice copia. Esso contiene in allegato, rispettivamente All. 5/A e 5/B, tutti i giudizi individuali e collegiali (più l'unico giudizio complessivo) elaborati sui candidati, ed è accompagnato da un dischetto informatico (formato RTF) che ne contiene le parti.

Il Presidente incarica il Segretario di depositare presso l'Ufficio concorsi una copia di tutti i verbali relativi alle riunioni nonché tre copie della presente relazione finale. 

Letta, approvata e sottoscritta seduta stante

La Commissione:

Presidente Prof. Romano Lazzeroni

Membro Prof. Francesco Altimari

Membro Prof. Giuseppe Gradilone

Membro Prof. Leonardo Maria Savoia

Segretario Prof. Giorgio Banti



ALLEGATO 5/A

GIUDIZI INDIVIDUALI:

CANDIDATO: Italo Costante Fortino.

Commissario Francesco Altimari

Attività didattica. Professore associato di Lingua e letteratura albanese presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli dal 1989 ad oggi. Già ricercatore confermato di Lingua e letteratura albanese presso l’Università della Calabria dal 1981 al 1989. Attualmente tiene anche per affidamento l’insegnamento di Filologia albanese presso l’Università di Roma “La Sapienza”.
Attività scientifica. Ha coordinato nel 1996 una conferenza scientifica sulla letteratura albanese, organizzata a Tirana dall’Istituto di Linguistica e Letteratura di Tirana e dall’a Facoltà di Lettere di Prishtina. E’ responsabile scientifico dell’accordo di collaborazione accademica tra l’I.U.O. e l’Istitutodi Linguistica e Letteratura dell’Accademia delle Scienze d’Albania.Ha partecipato a varie manifestazioni scientifiche. Coordina attività di ricerca presso l’I.U.O.di Napoli.

Presenta n. 23 pubblicazioni, di cui tre volumi.

Le ricerche e l'attività didattica del candidato sono state svolte con continuità, e risultano congrue al settore L09C.

Giudizio. Il candidato presenta titoli diinteresse linguistico (nn.2, 3, 8, 16), filologico (nn.4 e 15), letterario (n.1, 6-11, 7, 9, 10,12, 13, 14, 17, 19, 20, 21,23), storico-culturale (5, 18, 22). 

I contributi di carattere linguistico (nn.2, 3, 8, 16 )che non evidenziano una certa dimestichezza da parte del candidato con le appropriate metodologie di ricerca (e relative terminologie) di ambito linguistico-dialettologico, rivelano complessivamente un approccio dilettantesco e non scientifico (paradigmatici al riguardo sono i cosiddetti “Restauri Linguistici” al n.2 dell’elenco delle pubblicazioni allegate dove il candidato non sembra afferrare, a livello teorico-scientifico, il concetto di "evoluzione naturale" delle lingue storico-naturali vive) e non presentano alcuna sostanziale originalità, riportando spesso in maniera riduttiva e semplificata materiali ed argomentazioni di altri studiosi.

Dall’esame dell’albanese utilizzato nei contributi presentati in lingua (nn.8, 9,13, 17, 22)non si evince inoltre, da parte del candidato, una buona padronanza dell’albanese, lingua oggetto del presente concorso; non solo, ma accanto a una sfilza di veri e propri calchi sintattici dall’italiano, che si ritrovano in gran parte dei titoli suindicati, la presenza sistematica e non episodica in taluni titoli di forme grammaticali e lessicali tipicamente gheghe e non standardizzate, fuori cioè della norma dell’attuale lingua letteraria, accettata da tutta la comunità nazionale - oltre che da quella scientifica - albanese e in vigore dal 1972, induce a ritenere che il candidato si sia “appoggiato” a collaboratori di lingua materna ghega per la traduzione di alcuni dei contributi presentati in lingua albanese (cf.n.13: p.108-9: grafi të përzieme per grafi të përzier, këtyne per këtyre, Do shtue per Do shtuar, me dhanë per të jepte, don me pasqyrue per donte të pasqyronte, ashtë per është, ban per bën, ecc.).

I contributi di carattere filologico sulla cui valenza scientifica lo stesso candidato sembra fondatamente nutrire qualche serio dubbio se è arrivato alla determinazione di presentarne solo due (nn.4 e 15) dei quattro complessivamente da lui editi, mostrano una certa carenza di rigore metodologico ed evidenziano un approccio ecdotico non solo inadeguato, ma anche approssimativo. Ad es. nel titolo n.20, p.236, il candidato ci confessa che la sua edizione critica dell’opera del Variboba è stata ottenuta emendando sulla base della edizione a stampa dell’autore (1762) due edizioni scolastiche successive di uno studioso locale, Vincenzo Librandi (datate 1897 e 1928) che presenterebbero “gravi manomissioni e indebite interferenze nel testo”. Questi limiti, attribuiti dal candidato alle due edizioni - per altro divulgative e senza pretese scientifiche - pubblicate dal Librandi, continuano purtroppo a caratterizzare anche questa “edizione critica” del Fortino. Per non avere l’autore dimestichezza con i testi a stampa dell’epoca (oltre che con il latino), non riesce a copiare e a trascrivere correttamente in latino neppure le poche frasi in questa lingua presenti nell’Imprimatur (p.67), riportando prosuturum invece di profuturum, vetum invece di verum,dulcendine invece di dulcedine, Albanesium invece di Albanensium. Nonpossiamo neppure soffermarci su tutte le reiterate e“gravi manomissioni” del testo albanese al nostro esame, comprendendo l’edizione curata dal candidato una ricchissima messe di centinaia e centinaia di errori e fraintendimenti, con conseguenziali e forzati tentativi di volerli (e doverli) poi “giustificare”, tra banalità e assurdità, nella traduzione in italiano(tra le perle: v.107 mërdhe per m’erdhe, v.226 virgjër sin’ pervirgjër fin, v. 267 aqis per aqë, v. 356  se të pravonin per se të pravonjin, vv. 391, 3906  u nguq si bres (tradotta: rossa come porro (sic!) invece di rossa comecicoria rossa selvatica), v. 477  Gabrjelli per  Ghrabjelli,  v. 520 thojin per thoin,  v. 675  Malku (tradotto Marco) per  Mallku (Malco), i, të mjer per i, të mier (vv.719, 3290, 4371, 4377, in rima con ndëlier, pier, xhapier, qiell), vv. 867-868 digjemi (tradotto: bruciamo)per dighemi (ci leviamo all’alba), v.2088  hjidhia (tradotta: gioia invece di afflizione (sic!), v.2378 më bën hir (tradotto: mi fa grazia invece di più fa grazia), v.2310  fjak (tradotto: fiacca  invece di fiamma (sic)!), v.3683  ajo ftoft per ajo shtoft, v.2666 malë thronit (tradotto: dall’alta cima invece di sopra lo sgabello) e infinite altre, per cui sarebbe a questo punto forse più utile porre mano a una nuova edizione del poema varibobiano che emendare dalle centinaia di errori l’edizione del candidato.

Taluni giudizi letterari del candidato appaiono un po’ azzardati, e non esprimono alcuna meditata riflessione critica e non sono sostenute da alcuna seria argomentazione. Si cfr. quello riportato nella pubblicazione n.13: p.100: “Në gjysmën e parë të shekullit XVII, në sajë të ngulmit dhe të largpamjes së këtyre dy personaliteteve (sh.ynë: Budi e Bogdani) me kulturë shumë të lartë, fillonte Rilindja shqiptare” (sic!), che facendo iniziare il movimento letterario della Rilindja (Rinascita) albanese non ai primi decenni del XIX secolo, com’è universalmente accettato e riconosciuto, ma addirittura due secoli prima, finisce per stravolgere immotivatamente gli stessi criteri unanimemente seguiti per la periodizzazione della storia letteraria albanese. Non meno temerario è l’altro giudizio riportato nel titolo n.21 (p.281) dove si asserisce:”Altro aspetto degli interessi del Kuteli è la critica letteraria. In Albania questa disciplina nasce proprio con lui e ad inaugurarla è il suo saggio critico del 1937 dal titolo Poeti Lasgush Poradeci”. Anche qui si finisce per manipolare soggettivamente (e arbitrariamente) i fatti e per far spostare, questa svolta in avanti di mezzo secolo i termini cronologici degli inizi della critica letteraria in Albania: il candidato dimostra con tale giudizio di ignorare il ruolo avuto dalla rivista “Albania” (1897) e dal suo fondatore e direttore, Faik Konica per la nascita in Albania della critica letteraria.

Molte delle pubblicazioni presentate nell’elenco dei titoli di carattere letterario e storico-culturale (nn..7, 9, 10;6, 11; 22, 23; 1, 5,6, 13,18, 22, 23) non sono da considerare in realtà dei contributi autonomi e distinti, in quanto trattasi spesso degli stessi titoli, reiterati, ora ripresi in versione albanese, ora inversione italiana, e talvolta ulteriormente rielaborati da precedenti pubblicazioni con poche aggiunte[: così ad esempio la n.23 non è che una parte, in versione italiana, della pubblicazione n.22, con l’ unica aggiunta della ”chicca” finale che attribuisce a uno scrittore contemporaneo arbëresh la celebre definizione, nel contesto linguistico siculo-albanese, dell’italiano come gjuha e bukës (“lingua del pane”) e dell’albanese come gjuha e zëmrës (“lingua del cuore”), notoriamente (ma evidentemente non per il candidato) avanzata da Eqrem Çabej nella sua celebre tesi di dottorato Italoalbanische Studien, difesa nell’ormai lontano 1933 all’Università di Vienna.]

Tranne i titoli nn.12 e 14 in cui vengono presentate alcune opere letterarie sinora inedite di F.A.Santori, il titolo n. 6 che riporta alcune lettere in parte inedite del ricco carteggio deradiano, e il titolo n.21, che pur tra qualche disgressione di troppo (come nei molto soggettivi e parzialissimi quanto a obiettività scientifica cenni storici di filologia albanese) informa dell’esistenza di un manoscritto inedito di una figura letteraria “minore” come G.A.Nociti, e che quindi complessivamente servono ad ampliare la conoscenza della tradizione e della produzione letteraria italo-albanese dell’Ottocento, gli altri titoli non solo sono privi di spessore critico, ma il più delle volte non sono che il risultato di un continuo rimaneggiamento (in duplice o in triplice versione) di modesti apporti illustrativi e divulgativi che non portano risultati di alcuna significanza né per la critica letteraria, né per la storia letteraria albanese. 

La pubblicazione n.19, anch’essa di carattere letterario, evidenzia un notevole e certamente apprezzabile sforzo divulgativo per far conoscere al pubblico italiano un autore poco conosciuto della drammaturgia albanese contemporanea, come Artur Zheji. Purtroppo essa può essere presa in esame solo parzialmente ai fini concorsuali e limitatamente a quello che nel sottotitolo è stato impropriamente definito “studio storico” (sic!) consistente nella introduzione (pp.7-21) e nel modesto e riassuntivo “flash” sulla drammaturgia albanese (pp.23-43), esageratamente presentato come “profilo storico della letteratura teatrale albanese”. Invece, la parte centrale della pubblicazione (pp.46-198), e cioè la traduzione in italiano della commedia di Artur Zheji, Qerosidhe Mbreti i gënjeshtrës, che è stata presentata in collaborazione con altri autori, senza però che venisse indicata chiaramente e distintamente il contributo di traduzione attribuibile al candidato, non può essere valutata.

L’assenza, infine, di recensioni su riviste specialistiche di studi albanologici, sugli studi e le pubblicazioni allegate dal candidato, se si eccettua quella di Dhimitër S.Shuteriqi ripresa nel titolo n.15, evidenzia significativamentela scarsarilevanza che ha incontrato il lavoro di Italo Costante Fortino nella comunità scientifica nazionale e internazionale.

I lavori di Fortino, oltre a denotare una certa dispersività, non manifestano un progetto di ricerca ampio e organicamente strutturato. La vastità di interessi del candidato non è accompagnata da un'adeguata coerenza scientifica e da un sufficiente rigore metodologico. Frutto di tale carenza metodologica è la ridondanza di contributi meramente descrittivi che non portanolivello descrittivo nei lavori prodotti nell'ultimo decennio. I risultati delle sue ricerche non approdano, dopo oltre vent’anni di impegno universitario, ad un grado di originalità e di innovatività sufficiente da poterlo prendere in considerazione nella valutazione comparativa di cui al presente concorso. 

Commissario Giorgio Banti

Il candidato presenta numerosi studi su alcuni delle più importanti tematiche attinenti al settore disciplinare L09C. In primo luogo vanno ricordati tra questi le edizioni critiche (i.) della Gjella e Shën Mëris di Giulio Varibobba e (ii) delle liriche di G. A. Nociti nel volume Rëmenxa t’arbresha. Ambedue i lavori hanno un impianto simile: a una introduzione che presenta l’opera, l’autore e le caratteristiche grafiche e linguistiche del testo (descritte con grande ricchezza di particolari) seguono la trascrizione e la traduzione, ed infine un glossario che rinvia puntualmente ai passi in cui compaiono le diverse voci. A queste due opere maggiori va aggiunto anche lo studio preliminare (“Un inedito di G.A. Nociti”) sul poemetto nocitiano in tre cantiche Ndihmja e Krojës, di cui sono analizzati l’ortografia e la lingua, più un campione di 28 versi trascritti della prima cantica.
L’interesse di Fortino per i problemi linguistici e lessicografici è documentato anche da altri lavori di considerevole pregio, da una folta schiera di “Restauri linguistici” pubblicati con la doppia firma del candidato e di Elio Miracco su Katundi ynë (corredati di una dichiarazione di quest’ultimo che consente di attribuire esclusivamente al candidato i nrr. 5-8, 18-19, 22-23, 26, 31, 33, 35, 40-41, 52-58, 61-66, 69-71, e 73-74). Come i “Restauri” dell’altro candidato, il Miracco, anche questi analizzano modi di dire ed espressioni arbëreshe ponendone in evidenza, da un lato, i fenomeni di prestito da varietà romanze, e dall’altro il rapporto con la tradizione linguistica albanese documentata in maniera puntuale e rigorosa sulla scorta di autori dei secoli scorsi. Da segnalare anche il lavoretto sui “Prestiti italiani in Giulio Varibobba” (nr. 3) che fa il punto sui fenomeni di interferenza con l’italiano nell’opera settecentesca di quell’autore, ponendone bene in evidenza da un lato gli aspetti prettamente letterari e di pertinenza al testo della Gjella, dall’altro le comunanze con fenomeni riscontrabili anche nelle parlate moderne. Di non poco interesse è anche il lavoro sulla storia delle diverse forme d’infinito dell’albanese che mostra come il tipo solitamente ritenuto caratteristico delle parlate settentrionali, gheghe, è in realtà presente sotto forma residuale anche in molte varietà meridionali sia nella Penisola balcanica che in Italia, nelle quali la diffusione delle costruzioni con il congiuntivo e del tipo për të bërë si configura come una innovazione relativamente recente.

Numerosi sono anche i contributi del candidato alla storia della letteratura albanese (e arbëreshe), dal “Profilo storico della letteratura degli Albanesi d’Italia”, ai due studi sul Sartori (nrr. 12 e 14), al lavoro sulla “Poesia contemporanea degli albanesi di Sicilia” (nr. 10), a quelli su Naim Frashërit e su Mitrush Kuteli (nrr. 17 e 21), all’ampio saggio sulla drammaturgia albanese pubblicato insieme alla traduzione del Re della menzogna di A. Zheji. Poiché lo studio storico sulla letteratura non può essere slegato dalla storia della cultura, Fortino si è anche occupato a più riprese di diversi aspetti di quest’ultima, dalla questione dell’identità come questa traspare nella letteratura popolare e in quella colta, oltre che nelle scelte linguistiche di taluni autori e nella saggistica del XVIII e XIX secolo (cf. i nrr. 1, 22 e 23), al lavoro sulla “Funzione dei seminari di rito greco di Calabria e di Sicilia”, alla ricostruzione della cultura arbëreshe del secondo Ottocento attraverso la lettere al De Rada (nrr. 6 e 11), ecc.

In conclusione, il candidato dimostra una solida competenza filologica associata ad una fine attenzione per l’analisi linguistica dei testi e alla loro utilizzazione per ricostruire la storia della lingua albanese. A ciò si accompagna un’approfondita conoscenza della storia della letteratura e della cultura albanese moderna e contemporanea sia nella Penisola balcanica che in Italia, di cui egli si è occupato in numerosi contributi redatti sia in albanese che in italiano. Egli appare quindi pienamente maturo per un posto di I fascia in Lingua e letteratura albanese.

Commissario Giuseppe Gradilone

Costante Italo Fortino, nato a Lattarico (Cosenza) il 6-9-1947, si è laureato in Lettere presso l’Università di Roma il 26-7-1971 con una tesi in Lingua e letteratura albanese.
Dal 1975 al 1976 assegnista ministeriale presso l’Università della Calabria; dal 1981 al 1989 Ricercatore nella stessa Università della Calabria; dal 1989 Professore associato presso l’Istituto Universitario orientale di Napoli; tiene dall’Anno Accademico 1997-1998 l’affidamento di Filologia albanese presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Ha partecipato dal 1974 al 1984 ai seminari sulla Lingua albanese presso l’Università di Pristina nella Kosova e di Tirana.

E’ responsabile scientifico dell’accordo culturale tra l’Istituto Universitario orientale di Napoli e l’Istituto di Linguistica e letteratura di Tirana.

Nel settore linguistico-dialettologico rientrano i “Restauri linguistici” una vasta indagine lessicografica sulla parlata degli albanesi d’Italia.

Nessun intento di purismo, che sarebbe anacronistico e rivelerebbe mancanza di sensibilità linguistica, ma soltanto quello di dimostrare l'esistenza di termini del lessico degli albanesi d'Italia con ricerche condotte sul campo e con lo spoglio di opere dei maggiori poeti fioriti in Italia, caduti e sostituiti da termini dei dialetti italiani.

L’analisi de “I prestiti italiani in Giulio Variboba” (1983) di pp. 7 è un tentativo di affrontare succintamente l’importante problema della presenza degli italianismi nell’opera del Variboba.

Nell’articolo di pp. 8 “Rreth gjuhës së arbëreshëve të Italisë” (1988) il candidato propone alcuni caratteri della lingua degli albanesi d’Italia auspicando un lavoro organico e completo sull’argomento. 

Infine nell’altro “Osservazioni sull’infinito in albanese” (1993 di pp. 16) egli prende in esame l’infinito sottolineando in particolare il contributo delle parlate delle comunità albanesi.

Degni di menzione nel settore filologico sono l’edizione critica dell’opera del Variboba “Gjella e Sh. Mëris Virgjër” – trascrizione, traduzione e glossario preceduti da un’ampia introduzione (1984, volume di pp. 357), edizione che copre un grande vuoto nel corpus degli scrittori albanesi; l’editio princeps dell’opera “Rëmenxa t’arbëresha – Rime albanesi” (introduzione, trascrizione e glossario) (1992) di pp. 230 di Giuseppe A. Nociti, uno scrittore arbëresh dell’Ottocento, il quale, sebbene modesto nella sua creatività, è tuttavia degno di memoria per i suoi generosi tentativi di arricchimento della lingua e della metrica albanese (e bene ha fatto il candidato a studiarlo); il saggio “Un inedito di G. A. Nociti” (1997) di pp. 26 in cui presenta vari aspetti del poemetto dal titolo “Ndihmja e Krojës” e aggiunge come specimen il testo di quattro sestine della prima cantica, che il candidato dice formato di venti.

Di non minore rilevanza la pubblicazione di alcune lettere inedite indirizzate a Girolamo De Rada nel volume dal titolo “A Girolamo De Rada – Problemi di cultura arbëreshe nel secondo Ottocento”, 1986, pp. 52, da parte di poeti e uomini di cultura; successivamente altre quattro lettere, inviate sempre al De Rada, sono apparse in una rivista locale. A tutte le lettere sono aggiunte dal candidato note orientative, le quali contribuiscono ad intendere il fervore culturale e politico, che la prestigiosa figura del grande poeta è riuscita a suscitare.

Nel settore della critica letteraria il candidato presenta un “Profilo storico della letteratura degli albanesi d’Italia” (1988) di pp. 22, in cui si dimostra informato sulla materia, e nell’ultimo paragrafo di pp. 4, dedicato alla letteratura albanese contemporanea degli Arbëreshë, dà sue nuove notazioni riprese poi, aggiungendovi altri dati, in “La poesia contemporanea degli Albanesi di Sicilia” (1989) di pp. 22, in cui rinviene tre voci, in particolare quella di Giuseppe Schirò di Maggio e in “Prirjet e letërsisë bashkëkohore arbëreshe” (Le tendenze della letteratura contemporanea degli albanesi d’Italia) (1989) di pp. 17, dove polarizza la sua attenzione su tre poeti, dei quali analizza ampiamente le poesie: Vorea Ujko, Zef Schirò di Maggio e Kate Zuccaro, mentre gli altri sono soltanto enumerati.

Tali scritti sottolineano ed evidenziano la sopravvivenza a tutt’oggi del poetare tra le comunità albanesi d’Italia senza però la presenza di voci autentiche con un proprio inconfondibile messaggio poetico. 

“Gli arbëreshë: minoranza linguistica con tradizione scritta, problemi e soluzione” (1996) di pp. 17 è una sintesi in cui riprende in gran parte quanto da lui espresso negli scritti precedenti per mettere in risalto e dimostrare con esiti positivi la tesi propostosi.

In “Una tragedia inedita di Francesco Antonio Santori” (1990) di pp. 14 parla di un’operetta di scarso valore artistico; e in “Le ‘Kalimere’ di Francesco Antonio Santori” (1991) di pp. 19 dà notizia di questi componimenti di argomento religioso-popolare: entrambe le presentazioni sono degne di menzione.

Tre saggi sono dedicati ad autori dell’Albania. Nel primo dal titolo “Struktura kulturore fetare në ‘Qerbelanë’ e Naim Frashërit” del 1995, di pp. 12, dopo alcune notazioni teoriche, il candidato cerca di individuare nell’opera gli argomenti di natura religiosa; il secondo “Aspetti letterari di Mitrush Kuteli” (1997) di pp. 13, prende in considerazione parte della prosa di uno scrittore maltrattato durante il regime; e conclude con un’analisi ben condotta della novella “Natë qërshori”; il terzo è la presentazione ben articolata di un’opera teatrale di Artur Zheji “Il re della menzogna” (1996, pp. 15), seguita da un esauriente profilo della drammaturgia albanese (pp. 22).

Lo studio “Ndikimi i gjuhës italiane në fazën e parë të letërsisë arbëreshe” del 1990 di pp. 15 ha il merito di individuare un problema importante. Nell’agile saggio “Il sentimento etnico nella poesia popolare albanese” (di pp. 12 del 1981), il candidato dimostra la sua tesi con calzanti campioni di poesia. 

Il problema dell’identità nazionale albanese è affrontato in due scritti: “La questione dell’identità nazionale nella tradizione letteraria arbëreshe” del 1996 di pp. 14, e “Identiteti kulturor i popullit shqiptar” nel 1997 di pp. 26: nel secondo sono riportate pagine del testo precedente e aggiunte nuove riflessioni e valutazioni.

Infine alcune pagine sono dedicate a rilevare l’importante “Funzione dei seminari di rito greco di Calabria e di Sicilia nella formazione del laicato italo-albanese” (1985, pp. 23) e a introdurre poi gli scrittori albanesi d’Italia, che in essi hanno avuto la possibilità di acquistare coscienza della loro identità etnica e di sviluppare la loro personalità con lo studio severo delle tradizioni culturali antiche e moderne. 

Le opere sopra analizzate propongono una personalità di studioso che ha dato contributi spesso originali in alcuni settori della disciplina e evidenziano la loro continuità nel tempo e la loro diffusione nella comunità scientifica. Per questo ritengo che il candidato Italo C. Fortino può essere preso in considerazione nella procedura di valutazione comparativa ad un posto di professore di ruolo di I fascia per il settore scientifico-disciplinare L09C. 

Commissario Romano Lazzeroni

Alcuni lavori del candidato riguardano edizioni di testi. La "Vita di Maria" di G. Varibobbaè accompagnata da una esauriente introduzione e da una buona esposizione della questione alfabetica; alla lingua del Varibobba è dedicato l' articolo sui prestiti italiani, che mostra in modo persuasivo la penetrazione delle voci italiane. 
Allo stesso settore di studi appartiene l' editio princeps delle rime di A. Nociti corredata da buone osservazioni sulla lingua e in particolare sulla produttività lessicale e sui processi di derivazione. 

Ancora al Nociti è dedicata la pubblicazione dello specimen di un poemetto inedito; l' interesse del candidato per gli inediti si dimostra anche nella pubblicazione di alcune lettere a G. De Rada (ma 1988 è da correggere in 1888) e nei saggi sulla Neomenia e sulle Kalimere di F.A. Santori. 

Di contenuto più specificamente storico e letterario sono i lavori sulla funzione dei seminari di rito greco nella formazione del laicato albanese, l' articolo sulla poesia contemporanea degli Albanesi di Sicilia che si ricollega al "Profilo storico della letteratura degli Albanesi in Italia" e allo studio sulla questione dell' identità nazionale nella tradizione letteraria italo-albanese. 

Fra le ricerche linguistiche merita attenzione l' articolo sull' infinito in albanese: la distribuzione geografica delle varianti contraddice la tesi del Demiraj che nell' infinito italo-albanese scorge un residuo della componente ghega dei coloni; i "Restauri Linguistici" sono utili ed equilibrati contributi lessicografici. 

La produzione del candidato – in parte in lingua albanese – mostra buone conoscenza e attenta sensibilità culturale anche per la letteratura dell' Albania e presenta interessanti spunti critici e metodologici.

Commissario Leonardo Maria Savoia

Il candidato Fortino associato di Lingua e letteratura albanese presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Istituto Orientale di Napoli a partire dal 1989, è stato ricercatore per lo stesso settore presso l’Università della Calabria (1981-89); dal 1997 ha l’affidamento di Filologia albanese presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Roma. E’ responsabile scientifico dell’Accordo di cooperazione fra l’Orientale e l’Accademia delle Scienze di Tirana e in questo ambito si occupa dell’organizzazione di seminari. Il candidato si è interessato a più riprese della cultura italoalbanese, del suo formarsi e principalmente di alcuni dei suoi principali rappresentanti (Varibobba, De Rada, Santori, Nociti), con particolare attenzione all’ottocento. Proprio sull’ottocento il Fortino ritorna più volte occupandosi sia degli aspetti tipici della tradizione arbëreshe (Il sentimento etnico nella poesia popolare arbëreshe 1981) sia degli autori e dell’ambiente culturale (A Girolamo De Rada – Problemi di cultura arbëreshe nel secondo Ottocento 1986, Profilo storico della letteratura degli albanesi d’Italia 1988, Ndikimi i kulturës italiane në fazën e parë të letërsisë arbëreshe 1990, La questione dell’identità nazionale nella tradizione letteraria arbëreshe. Impostazione del problema 1998). L’autore di questo periodopiù attentamente studiato è il Santori, in merito alla tragedia inedita La Neomenia (1988) e alle due redazioni delle Kalimere (1991), inquadrate in rapporto alle tradizioni culturali degli albanesi d’Italia; in particolare Fortino ripete un punto più volte ripetuto nei suoi scritti, e sopravvalutato almeno in relazione alla Rilindja, relativo al ruolo centrale svolto dalla letteratura religiosa nel formarsi della letteratura culta albanese e italoalbanese in particolare. Il candidato ha curato l’edizione della Vita di Maria del Varibobba (1984), e a questo autore ha dedicato un breve lavoro sui prestiti italiani (1983) in effetti non chiaramente impostato, dato che si intuisce che gli italianismi del Varibobba riflettono sostanzialmente usi correnti del suo tempo, almeno in ambiente colto. Lo stesso impianto dell’edizione della Vita di Maria, e in particolare la discussione sulle scelte grafiche non sembra sempre basata su un’indiscutible sicurezza di metodo, data la propensione del curatore a generalizzare e uniformare sulla base dicriteri statistici le soluzioni del Varibobba stesso e date le molte incertezze nel trattamento del materiale linguistico. Ha curato l’edizione delle Rëmenxa t’arbëresha del Nociti (1992), la cui introduzione tratta della questione della grafia e di alcune delle caratteristiche della lingua dell’autore, in particolare dei suoi neologismi. Altri lavori di Fortino sono dedicati a questioni di linguistica, come Osservazioni sull’infinito in albanese 1992, in cui fra l’altro riporta dati dai dialetti arbëreshe che confermano l’esistemza del così detto infinito con me e il participio, e la serie di Restauri linguistici su Katundi Ynë, di discutibile e incerto valore, e infine a questioni di letteratura contemporanea. Nel complesso Fortino si presenta come un candidato di esperienza nel campo degli studi di albanistica e nel campo della didattica. La sua continuativa produzione delinea un quadro coerente di interessi, che includono le ricerche di storia letteraria arbëreshe (700 e 800), la lessicografia e la linguistica, l’interesse per l’edizione dei testi e le questioni di grafia, mettendo in luce una  sufficiente conoscenza delle metodologie specifiche. Questa produzione e l’attività didattica del Fortino risultano congruenti col settore scientifico disciplinare L09C; tenendo conto quindi della continuità e del livello della sua produzione, nonché dell’esperienza nell’insegnamento e nelle attività di ricerca, il candidato potrebbe essere preso in considerazione ai fini dell’idoneità nella presente procedura di valutazione

CANDIDATO: Matteo Mandalà.

Commissario Francesco Altimari

Attività didattica. Dall’a.a.1998-99 è professore associato di Lingua e letteratura albanese presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo, dopo essere stato professore associato di Lingua albanese presso la Facoltà di Economia dell’Università di Bari (1997-99) e aver ricoperto per affidamento l’insegnamento di Lingua e letteratura albanese presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Lecce (1997-1999). Già lettore di Lingua albanese dal 1987 al 1993 presso l’Università di Palermo, ricercatore presso le cattedre di Linguistica e di Glottologia della Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Pisa dal 1993 al 1996 e ricercatore presso la cattedra di Lingua e letteratura albanese dell’Università della Calabria nell’a.a.1996-1997.
Attualmente tiene anche per affidamento l’insegnamento di . Lingua e letteratura albanese presso il D.U. in Scienze e tecniche dell’interculturalità mediterranea della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina.

Attività scientifica. Il candidato ha partecipato a convegni e seminari di alto livello, alcuni dei quali da lui organizzati, dove ha presentato interventi poi pubblicati, e a progetti di ricerca nazionali e internazionali, alcuni dei quali da lui stesso promossi e diretti. 

Presenta n.25 pubblicazioni, di cui 13 volumi.

Le ricerche e l'attività didattica del candidato sono state svolte con continuità, e risultano congrue al settore L09C.

Giudizio. La ponderosa produzione scientifica presentata dal candidato, che consta di 25 titoli, di cui ben 13 volumi, si è sviluppata in un arco di tempo continuativo relativamente breve (meno di 15 anni), ma scientificamente proficua e densa di risultati, nonostante gli onerosi impegni didattici contestualmente sostenuti anche in più sedi universitarie. Essa testimonia un lavoro di ricerca particolarmente brillante e intenso e consente di delineare la figura di unostudioso scientificamente maturo e dotato di una solidissima e ampia preparazione albanistica di base,sia filologico-letteraria che linguistica.

Gli argomenti affrontati dal candidato abbracciano tematiche abbastanza ampie, tutte rientranti nel settore scientifico disciplinare L09C e riguardanti rispettivamente lafilologia albanese, la storia e la critica letteraria albanese, la linguistica albanese e la dialettologia arbëreshe.

Rientrano nel primo campo d’indagine i titoli acclusi indicati come nn.14, 15, 16, 17, 18,19, 20, 21, 22, 23 e 24); nel secondo campo d’indagine i titoli elencati come nn.1, 2, 3, 4, 6, 8, 9, 10, 11, 12; nel terzo campo d’indagine i titoli acclusi nell’elenco con i nn.5, 7,13 e 25.

Sul versante filologico, Matteo Mandalà ha curato con notevole perizia ecdotica le edizioni critiche di importanti opere della tradizione letteraria italo-albanese e albanese, fra le quali spiccano quelle del Codice chieutino, del Settecento, il cui testo documenta la parlata di Mezzoiuso (PA), oggi scomparsa, e l’ Opera Omnia di Giuseppe Schirò, apparsa in nove volumi nei tipi della casa editrice Rubbettino, i cui testi sono stati editi anche grazie ai testimoni manoscritti e inediti conservati dalla famiglia dell’autore. Notevole rilevanza hanno, inoltre, le concordanze dei testi le quali, contribuendo adaffrontare temi difficili della storia linguistica albanese, soprattutto attraverso il lessico e la storia della lessicografia, convergono verso la realizzazione diun progetto di ricerca finalizzato all’edizione critica dei testi editi ed inediti arbëreshë e del correlato programma relativo alla creazione di un archivio elettronico del lessico dei testi letterari arbëreshë e alla elaborazione di un dizionario della lingua poetica albanese della Rilindja. Le edizioni critiche delle opere di Nicolò Figlia e di Giuseppe Schirò, condotte con grande rigore scientifico, sono state positivamente accolte dalla comunità scientifica internazionale, come dimostrano le numerose e favorevoli recensioni apparse in Grecia, in Germania, in Italia e in Albania, su prestigiosi periodici albanologici e balcanologici, a firma di qualificati studiosi di filologia e letteratura albanese come Titos Jochalas, Robert Elsie, Anton Nikë Berisha,Ethem Likaj,Ali Xhiku.

Di ottimo livello scientifico sono anche i saggi letterari dedicati dal candidato agli scrittori albanesi sia della letteratura antica arbëreshe come Nicolò Chetta e Giuseppe Schirò, sia della letteratura contemporanea come Martin Camaj, nonché gli altri suoi contributiche concernono altri temi letterari albanesi, che dimostrano l’ampia e notevole conoscenza che il candidato ha della storia letteraria albanese, sia di quella antica che di quella contemporanea. Di questo secondo gruppo va segnalato in particolare il notevole contributo critico-letterario offerto dal candidato con la sua importante monografia su Giuseppe Schirò (n.8), la quale fermo restando l’interesse coltivato verso l’opera letteraria di questo scrittore arbëresh in ambito italiano, interrompe nel campo albanologico il lungo silenzio e l’ostracismo imposto dai critici letterari allineati con il realismo socialista albanese per sottolineare lo spessore letterario di una figura rilevante del panorama letterario non solo arbëresh dei primi decenni del XX secolo quale fu il poeta pianense, e il saggio “Poesia popolare e poesia d’arte nella Rilindja. Gli studie le ricerche degli italo-albanesi” (n.3) che riconsidera criticamente e reinterpreta con notevole originalità un aspetto centrale della letteratura albanese quale il rapporto tra letteratura orale e letteratura riflessa, individuando il retroterra culturale che sta dietro all’impegno degli intellettuali arbëreshë prima e durante la Rilindja, indivuandone le matrici storiche e filosofico-intellettuali nel periodo illuministico.

Due sono i contributi linguistici più significativi presentati dal candidato che riguardano uno studio dialettologico con la descrizione del sistema fonologico della parlata di Contessa Entellina (PA), positivamente recensito dal noto dialettologo Gjovalin Shkurtaj , dell’Accademia delle Scienze d’Albania, sulla rivista dell’Istituto di Linguistica e Letteratura di Tirana (cf. recensione in Studime Filologjike, nn. 1-2, Tiranë 1998). L’altro studio di carattere lessicografico riguarda la stratificazione del lessico albanese in relazione all’apporto dato dai turchismi. Prendendo spunto dal lessico documentato dal dizionario italiano-albanese (1702) di Francesco Maria da Lecce, il candidato ricostruisce la cronologia e le modalità della penetrazione dell’elemento lessicale turco in albanese, operando una valida distinzione tra i turchismi documentati dall’arbëresh e quelli penetrati dopo la diaspora verso l’Italia. Notevoli sono le valutazioni critiche ed etimologiche che corredano le singole voci turche, opportunamente sostenute da un’ampia e selezionata bibliografia specialistica.

In conclusione, sia l’amplissima attività di ricerca che il ricco curriculum che attesta la sua proficua attività didattica, dimostrano la piena maturità scientifica e critica del candidato Matteo Mandalà. Tutta la sua produzione scientifica, che rispecchia un progetto di ricerca molto ampio e organicamente strutturato, presenta un ottimo rigore metodologico, unito a idee originali, un'esatta congruenza con le discipline del settore, la rilevanza scientifica nella collocazione editoriale e nella diffusione all'interno della comunità degli studiosi. 

Si ritiene quindi il candidato ampiamente meritevole di accedere alla valutazione comparativa.

Commissario Giorgio Banti

Il candidato presenta due importanti edizioni critiche, quella del Codice chieutino dei primi decenni del sec. XVIII, attribuito a don Nicolo Figlia, e quella in nove volumi delle Opere di Giuseppe Schirò, accompagnata da un CD-Rom di Concordanza già annunciato nel piano dell’opera. Purtroppo il manoscritto originale del codice di Chieuti non era accessibile al Mandalà, che è stato costretto a utilizzare delle fotocopie di non ottima qualità conservate presso l’Università della Calabria, confrontandole con le edizioni “delle singole parti del Codice curate dal Marchianò” e “i testi di analogo contenuto apparsi per opera di altri studiosi italo-albanesi” (Codice, p. XXX). Il volume curato dal candidato contiene un’ampia introduzione sulla storia e il contenuto del testo, sul sistema ortografico usato dal Figlia e sulla metodologia di analisi filologica usata, seguita dall’edizione diplomatica, dalla traslitterazione con apparato critico, dalla traduzione e da una concordanza lemmatizzata che per ogni lemma riporta le forme presenti nel testo accompagnate dal contesto minimo in cui compaiono (solitamente il solo verso). L’edizione di Schirò è basata sia su testi manoscritti che su quelli già pubblicati dall’autore tra il 1890 e il 1939, ed è corredata oltre che di un’ampia introduzione, di una trascrizione con apparato critico e traduzione a fronte.
Di carattere filologico sono anche lavori come “Il Dittionario italiano-albanese” (nr. 24) nel quale il candidato descrive l’opera e imposta il problema della sua futura edizione critica.

Alla storia linguistica dell’albanese sono dedicati diversi lavori, da quello su “Luca Matranga e la tradizione linguistica arbreshe” (nr. 1) che cerca di ricostruire gli inizi della tradizione scritta dell’italo-albanese all’epoca del Matranga, ai “Lineamenti di storia dlla lingua letteraria albanese” (nr. 5) dove tra le diverse tradizioni di scrittura dell’albanese elencati dall’aiutore colpisce la mancata menzione della cosiddetta tradizione albanese aljamiado, cioè di quella che ha fatto uso dell’alfabeto arabo-turco, e che annovera diverse opere religiose e non a partire dal XVII secolo. E’ già nel 1832, cioè di ben 12 anni anteriore all’Evetari di Naum Veqilharxhi, la pubblicazione a stampa Istanbul del primo testo albanese in caratteri arabo-turchi, il Wahbiyy di Tahir ef. Boshnjaku di Dakovica.

Il problema della stratificazione temporale dei prestiti turchi in albanese è affrontato dal candidato nel suo studio sul “Dittionario (1702) di F. M. Da Lecce e i turchismi dell’albanese (secoli XVII-XVIII)” che, alla già ampia letteratura sull’argomento, si propone di aggiungere i dati che si possono estrarre da questa sorta di fotografia della lingua dell’Albania centrale alla fine del XVII secolo. I lemmi sono suddivisi, sulla scorta del lavoro sui turchismi in arbëresh di Pellegrini, in una quindicina di campi lessicali (p. es., “Casa, arredi domestici, attrezzi”, “Vestimenti, panni, tessuti”, ecc.) e riportati alla loro grafia nell’alfabeto attuale di Monastir, con il riferimento alla forma che essi hanno nel suddetto dizionario di Da Lecce, e ad altre opere lessicografiche elencate a p. 41 sg. Gli etimi turchi sono stati invece. a detta del candidato, confrontati con il Wörterbuch der albanischen Turzismen di Boretzky (vol. II di Der türkische Einfluss auf das Albanische), con il già ricordato lavoro di Pellegrini, e con i dizionari turchi di Da Smirne e di Hony. Poiché il periodo di interferenza cui sono attribuibili i prestiti trattati è avvenuto in epoca ottomana, sarebbe stato certamente più opportuno consultare dei dizionari di turco ottomano, e non di turco moderno come quelli di Da Smirne e di Hony. Inoltre, contenendo il turco numerosissimi prestiti arabi veicolati in prevalenza dal persiano, sarebbe stato anche utile consultare dei dizionari in queste due lingue. Ad ogni modo va rilevato che le etimologie proposte da Mandalà contengono non poche imprecisioni nella grafia delle parole turche (p. es. turco “giannizzero” è jeniçeri non <yaniçer> p. 35, “tappeto” è hal? non <hali> p. 43, “tasca” è cep non <ceb> p. 50, “signore” è aga non <aça> p. 55, ecc.) e arabe (p. es. arabo “borsa, valigia” è Haqîbah non <Haqîbä(t)n> p. 44, “arte, mestiere” è Sancah non <San’ah> p. 65, ecc.). Sono inoltre chiaramente errate diverse trafile etimologiche proposte. Qui sotto se ne riportano solo alcune:

-(p. 44) hebe “bisaccia” è correttamente derivato dal turco heybe “id.”, che però deriva dall’ar. caybah “borsa di pelle” e NON da Haqîbah che ha dato hak?be;

-(p. 54) zap “regola” NON è da zaptiye “polizia” ma da zab?t (zapt-) “mantenimento, dominio, presa” prestito dall’arabo DabT che vuol dire anche “esattezza, regola”;

-(p. 65) tefter “inventario, catalogo” è attribuito correttamente a tur. defter “registro” dall’ar. daftar “libro, registro”, che però è dal gr. diphthéra “cuoio, pagina di codice” NON da <díphteron dipteron>;

-è da tur. zül o zillet “afflizione, avvilimento” dall’ar. dhull e dhillah (> pers. zillat “insulto”) “bassezza, umiliazione, afflizione”; ma questa parola NON ha alcun legame etimologico con tur. zulüm (zulm-) “oppressione, tirannia” che è da ar. Zulm “oppressione, tirannia” e NON da ar. zawl che significa “persona”, “generoso”, talora anche “spettro” ma NON “disgrazia”.

In un lavoro di questo tipo sarebbe stata necessaria una maggiore attenzione, perché non si tratta solo di refusi.

Lo studio sulla fonologia della parlata di Contessa Entellina (nr. 7) si propone di descrivere soprattutto il sistema fonematico di questa varietà italo-albanese, approfondendo un lavoro sullo stesso argomento già pubblicato dieci anni prima da Antonino Guzzetta. Vi sono alcune singolari ingenuità, come la separazione delle “fricative e spiranti” dalle “sibilanti” a p. 23, che viene però eliminata nella tabella a p. 46. Ad una disattenzione è verosimilmente dovuta l’omissione di shva nell’elenco delle vocali atone a p. 50.

Gli altri lavori presentati dal candidato riguardano la storia ma soprattutto la storia della cultura e quella della letteratura, con una particolare attenzione alle comunità italo-albanesi. Ben poca attenzione, invece, è stata dedicata dal Mandalà alla pur ricca produzione letteraria albanese della Penisola balcanica.

Commissario Giuseppe Gradilone

Matteo Mandalà è stato lettore di Lingua albanese dall’A.A. 1987-88 all’A.A. 1992-93 presso la cattedra di Lingua e letteratura albanese della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo; ricercatore presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere di Pisa (non è indicata la data di questa attività); dal 1 novembre 1996 ha insegnato (non è dichiarato a quale titolo) presso la Cattedra di Lingue e letterature straniere dell’Università della Calabria; con D. M. del 18-6-1997 è stato nominato Professore universitario di ruolo di seconda fascia Gr. L092 e come tale dal 1 novembre 1997 ha insegnato Lingua albanese presso la Facoltà di Economia dell’Università di Bari e dall’A.A. 1998-99 con questa qualifica ha insegnato Lingua e letteratura albanese presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo. Negli anni accademici 1997-98 e 1998-99 ha avuto l’affidamento di Lingua e letteratura albanese presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Lecce e nell’A.A. 2000-2001 lo stesso affidamento presso il D. U. in Scienze e tecniche dell’interculturalità mediterranea della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina.
Ha coordinato il progetto “Skanderbeg 2000” e il progetto “Castriota 3000”, finanziati dalla Comunità Europea, finalizzati alla produzione di materiali didattici per l’insegnamento della lingua albanese nelle scuole dell’obbligo delle comunità albanofone d’Italia; la sezione siciliana del progetto editoriale BETA finalizzato all’edizione critica di testi arbëreshë.

Dal 1985 ha preso parte, presentando relazioni scritte, a diversi congressi di albanologia svoltisi a Palermo e in alcune comunità albanofone. Ha organizzato seminari di albanologia a Bari, a Lecce e a Palermo.

Alcuni saggi sono parzialmente pertinenti al settore scientifico-disciplinare L09C. Ad esempio, l’articolo nr. 2 (I 500 Anni della Fondazione di Piana degli Albanesi), di impianto divulgativo (non aggiunge nulla a quanto già noto), e di taglio storico, è solo parzialmente valutabile, limitatamente alle poche notizie – p. 221 sg. – riguardanti la cultura albanese.

Per altri motivi, dichiarati dallo stesso candidato, l’articolo nr. 25 (Il Kroja, poema giovanile di Giuseppe Schirò), è irrilevante ai fini della valutazione, in quanto “riproduce parzialmente il capitolo III dell’Introduzione all’edizione critica delle opere di Giuseppe Schirò”.

Rientrano prevalentemente nel settore linguistico-dialettologico i nrr. 1, 5, 7, 12, 24 dell’elenco presentato dal candidato.

L’articolo su Luca Matranga e la tradizione linguistica arbreshe attraverso fonti storiografiche inedite (nr. 1) delinea la figura dello scrittore siculo-albanese attraverso fonti in larga misura storiche. Il candidato giustifica la forma arbreshe, da lui usata nel titolo, perché “la vocale indistinta ë in sede atona è caduta nelle parlate albanesi di Sicilia” – nota a p. 207 – (avrebbe dovuto però aggiungere anche in quelle di Calabria), invece nel titolo del nr. 7, in chiara contraddizione con sé stesso, scrive “la parlata arbëreshe”. Il Mandalà si esprime in forma non sempre limpida (citiamo gli esempi più evidenti: non gli allievò a p. 222 r. 16 per non gli alleviò; Di queste … ne indicheremo le più vistose a p. 226 r. 14 sg.), e con ridotta cognizione di causa allorché introduce considerazioni linguistiche (ad es., a p. 228 r. 10: occlusiva velare sorda /g/; a p. 232 r. 3 vocale nasale anteriore arrotondata /ø/ non è definizione precisa né riguardo all’apertura né riguardo alla rappresentazione I.P.A.; p. 233 r. 19 sg. Non si comprende il senso di una frase come : “la forma medio-passiva […] ha soltanto valore transitivo e mediale”).

L’articolo nr. 5 (Lineamenti di storia della lingua letteraria albanese…), di 7 pp., è di taglio divulgativo, incompleto sia per l’informazione sia per l’arco cronologico (è estremamente carente la trattazione del periodo più recente).

Nell’articolo nr. 7 (La parlata arbëreshe di Contessa Entellina) risalta maggiormente, nonostante gli apprezzabili sforzi, la ridotta familiarità del candidato con le tematiche e le metodologie dell’analisi linguistica. Si segnalano, in particolare, incertezze ed errori nella redazione della tabella di corrispondenza con l’I.P.A. (p. 21: viene a determinarsi un ibrido tra caratteri fonetici – la maggioranza – e caratteri dialettologici, quali g, k, ?, r), l’impropria interpretazione di h come fricativa uvulare (se non è una ulteriore svista l’uso di [?] a p. 21 e a p. 47), la impropria differenziazione tra fricative e spiranti (p. 23; ovviamente sono invece perfetti sinonimi), l’attribuzione a [p] di una fantomatica “funzione fonematica”, la distinzione, certamente imprecisa, tra occlusive e affricate (a p. 46: “le affricate sono anch’esse occlusive”), la collocazione di [y] tra [i] e [u] a p. 54 (mentre, articolatoriamente, [y] è omotopico di [i]). E’ rilevante, da un punto di vista dialettologico e scientifico, l’assenza di citazione delle fonti da cui trae il materiale analizzato.

L’articolo sui turchismi nel Dittionario di F. M. Da Lecce (nr. 12) mostra ridotta competenza di dialettologia italiana (non esiste il calabrese, come afferma a p. 34 r. 19, ma per lo meno due diversi tipi linguistici, centro-settentrionale e meridionale) e, come altrove, scarsa dimestichezza con la linguistica, specie indoeuropea (ricca di imprecisioni, ad es., l’etimologia di aksh‚n a p. 75).

L’articolo nr. 24 (Il Dittionario italiano-albanese -1702-, opera inedita di Francesco Maria Da Lecce) si limita a discutere lo sfondo storico-culturale del lavoro esaminato, con una ricerca antiquaria, e solo molto marginalmente linguistica.

Si inquadrano nel settore critico-letterario, con tentativi di apertura a prospettive semantiche, i due articoli Sul motivo della gioia nella letteratura italo-albanese della “Rilindja” (nr. 9) e Sul motivo della besa nella letteratura albanese (nr. 10). Nel primo dei due saggi il candidato, purtroppo, si erge pomposamente e continuamente a giudice (p. 9), in una esposizione tutt’altro che lineare, poco consona a un argomento di critica semantica; non mancano errori e imprecisioni, come ad esempio nella cronologia delle voci albanesi (gaz, gëzim, etc.), o nella incomprensibile menzione dell’uso omerico di ????? allorché si parla di hare, che è un bizantinismo (p. 28), o ancora nella Bibliografia (Stuart è il primo nome del Mann, e non fa parte del cognome). 

Analoghi rilievi possono essere mossi all’articolo sulla besa, nel quale la discussione etimologica (p. 152 sg.) è tratta, con una traduzione frettolosa e imprecisa, dal Çabej (ad es. , a p. 153, non ha senso alcuno parlare di besë come “deverbale di ”).

Gli articoli nr. 4 (Alcune osservazioni sulla poesia di M. Camaj) e nr. 11 (Palimpsest) sono dedicati alla poesia di Martin Camaj. Il primo è un tentativo di analizzare strutturalmente alcune poesie del volume apparso in Italia nel 1986 dello Camaj, usando certa terminologia poco assimilata. In Palimpsest, titolo delle ultime poesie dello Camaj, il candidato ricorre ad ampie citazioni che appesantiscono la linearità penetrativa del discorso critico, nel quale risalta la ripetizione dello stesso motivo.

Sempre nel settore critico-letterario rientra la pubblicazione “L’opera di Nicolò Chetta e la cultura albanologica …” (nr. 6), nella quale il candidato presenta un’importante opera inedita del Chetta, e questo costituisce un titolo meritorio; per le digressioni di natura storica spesso il curatore perde di vista il tema del saggio. 

La pubblicazione “Poesia popolare e poesia d’arte nella Rilindja” (nr. 3) è una rassegna degli studi sulla tradizione orale, che però non giustifica la titolazione che presupporrebbe una ricerca comparatistica.

Il corposo volume “La diaspora e il ritorno …” (nr. 8) nelle intenzioni del candidato dovrebbe essere la presentazione e l’analisi delle opere dello Schirò, obiettivo purtroppo disatteso. Basta scorrere le tre pagine dell’Introduzione per aver conferma di un atteggiamento tutt’altro che scientifico, nel quale si sommano da un lato la pretesa di essere portatore dell’unico contributo illuminante sul tema, dall’altro la conoscenza ridotta o del tutto assente di quanto è stato scritto – e bene – dai filologi e critici di maggior valore in tutto il secolo XX. Nell’esposizione si fa riferimento in maniera ossessiva (pp. 99, 119, 122, 147, etc.) alla questione dell’”ideologia”, termine oltretutto adoperato in modo ambiguo. Da queste premesse discende un’analisi che consiste essenzialmente in mera parafrasi del testo, mentre sarebbe stata necessaria una critica fondata sull’indagine testuale, linguistica così come retorica, considerata l’ampia e sicura esperienza classica dello Schirò (come dimostrato circa vent’anni fa): non viene posta in rilievo la sintesi operata dallo Schirò fra retorica popolare e retorica classica. Si passa sotto silenzio, fra l’altro, l’importanza del poemetto “Mino” come originale riproduzione dei diversi metri classici nella poesia albanese. 

Sono pertinenti al settore filologico un modesto scritto, non privo di qualche manchevolezza, dal titolo “Le poesie inedite di Carlo Dolce” (nr. 14), nel quale presenta 5 poesie del Dolce, “poeta popolare pianioto” (1765-1850) e due lavori di ampio respiro: l’edizione critica del manoscritto di Chieuti (nr. 13) e le “Opere” dello Schirò, in nove volumi (nrr. da 15 a 23). Entrambe le pubblicazioni hanno richiesto impegno e fatica, e sotto questo aspetto sono meritorie. 

Nella prima pubblicazione (nr. 13) sorprende però riscontrare (ad es. nella nota 5 a p. XIX) una indiscriminata citazione di editori validi accanto a editori di nessuna affidabilità. Appaiono discutibili, inoltre, le interpretazioni linguistiche fornite (ad es., a p. XCIII sg., riguardo alle grafie in nesso e in finale assoluta). Nell’Introduzione avrebbero infine dovuto trovare ampio spazio lo studio della parlata di Mezzoiuso (documentata dal manoscritto) che il candidato afferma essere scomparsa, e lo studio dei canti tradizionali presenti nel manoscritto.

L’edizione delle “Opere” di Schirò (nrr. da 15 a 23), è costituita da nove volumi. Di questi, due (VIII, IX) sono semplici ristampe, integrate da scarne notizie, delle opere di Schirò. In generale si può notare che il candidato non è ancora nel pieno possesso di una rigorosa metodologia, per cui invece di limitarsi a descrivere i manoscritti e quella che egli chiama “struttura”, si perde in digressioni: cito la più rilevante, alle pp. LXIX-LXXI del I volume, in cui si disserta sul poema epico-lirico, vecchia “querelle” che allontana dallo spirito delle opere del De Rada prima, e dello Schirò dopo, e non aiuta a cogliere la novità del loro esprimersi poeticamente. Si rimane, inoltre, sconcertati, per la sicurezza ostentata dal candidato nel muovere continui rilievi, anche pesanti, a un filologo del calibro di Giuseppe Schirò jr., spesso derivanti, oltretutto, da una non ancora matura coscienza critica (si legga quanto scrive al riguardo alle pp. XV, XVIII, XIX, XXII del I volume). Tra le mancanze riscontrabili nei volumi si ravvisa una scarsa precisione (ad es., a p. V del II volume la nota 3 non è all’altezza di un’opera filologica, visto che mancano le indicazioni di anno, numero e pagina della rivista “Shêjzat”).

In conclusione, la produzione del candidato Mandalà è senza dubbio vasta e dimostra una tenace volontà di fare, ma proprio questo costituisce il suo limite, perché egli spesso non è penetrato nei singoli argomenti. Il candidato ha affrontato quasi sempre temi pertinenti alla letteratura degli Albanesi della Sicilia: lavoro senz’altro meritorio, ma che rivela una limitata zona di interessi rispetto all’ampiezza dell’area albanofona. Da ciò deriva il fatto che nei suoi scritti ricorrono continuamente le stesse tematiche e gli stessi riferimenti bibliografici. Credo che senz’altro al candidato gioverà acquisire e rielaborare con umiltà esperienze metodologiche per portare a compimento un proprio persuasivo metodo critico e soprattutto affinare il gusto, qualità necessaria, in questo mestiere, per penetrare nelle opere letterarie esaminate e coglierne la novità del messaggio umano e poetico. La mole dei lavori presentati, nonostante le riserve indicate, consente di prendere in considerazione il candidato nella procedura di valutazione comparativa ad un posto di professore di ruolo di I fascia per il settore scientifico-disciplinare L09C. 

Commissario Romano Lazzeroni

Le pubblicazioni del candidato si distribuiscono in tre settori: edizioni di testi e di manoscritti; ricerche linguistiche; studi di critica storico-letteraria. 
Fra le edizioni spicca quella in nove volumi dell' opera completa di G. Schirò, indubbiamente utile e meritevole di considerazione anche se propriamente non si tratta di una edizione critica: la valutazione e la selezione dei manoscritti e la ricostruzione della trafila delle varianti, pur annunciata con una citazione di Stussi a p. XXXII del I volume, non si riesce a cogliere nel corso dell' opera. Così, nella pur utile edizione del codice Chieutino, non si comprende come l' autore, a p. LXVII, possa ricostruire uno stemma di manoscritti che dichiara di non aver visto e, dunque, senza una preventiva recensio

Fra le opere linguistiche merita attenzione il lavoro sulla parlata (propriamente sulla fonologia) di Contessa Entellina. Ma è strano che, a p. 22, l' A. intenda per "coppia minima" la sola coppia di monosillabi (per cui l' italiano avrebbe poche coppie minime e limitate alle parole grammaticali!) ed è incomprensibile a p. 52 come una forma verbale metafonetica possa essere “derivata da un' altra”. Nemmeno è chiaro a p. 55 il rapporto fra dittongazioni e scansione sillabica. 

Più corretti sono i saggi su Luca Matranga e la tradizione linguistica italo-albanese e sul Dittionario di Francesco Mario da Lecce. Il primo integra documenti noti con un proverbio inedito (1667) non discostandosi nelle conclusioni da quelle tratte da M. Sciambra nel 1974 a proposito degli altri documenti; il secondo illustra un dizionario settecentesco fornendo indicazioni sulla biografia e i percorsi intellettuali del suo autore. Lo studio sulla besa albanese è di interesse linguistico antropologico e offre all' Autore lo spunto per ricostruire un motivo narratologico in alcune varianti. 

Meno riuscito è il saggio su "Motivo della Gioia" ove il tentativo dichiarato del candidato di gettare un ponte fra linguistica e critica letteraria sul modello di L. Spitzer è compromesso dall' uso del vocabolario come fonte della conoscenza dei valori testuali; l' analisi puntuale dei testi – fondamentale nel metodo di Spitzer – è limitata a citazioni decontestualizzate; né sempre è perspicua la differenza fra semantica del testo e semantica della traduzione. 

Fra i diversi lavori di critica e storia letteraria il più ampio – giunto alla 2edizione – è il libro sulla "Diaspora e il Ritorno" che illustra i percorsi intellettuali di Giuseppe Schirò e in qualche modo preannuncia l' edizione delle sue opere. 

Alla ricchezza dell' informazione non fa, però, da contrappunto una adeguata acribia critica: il testo è più spesso riassunto e parafrasato che interpretato e la ricostruzione del quadro storico è talora approssimativa: l' adesione al fascismo di Schirò (p. 389 ss.) non può essere assimilata a quella di D' Annunzio e di Pirandello e queste ultime non possono porsi sullo stesso piano. D' Annunzio precorre il fascismo e addirittura, nell' impresa fiumana, ne sperimenta i rituali; Pirandello aderisce, insieme a Puccini, nel 1924, e in modo inatteso. 

Così, nel saggio su "Poesia popolare e poesia d' arte" è trascurato il tema dell' oralità che pure spesso determina le forme della poesia popolare; e stupisce che, a p. 35, trattando del Masci – che visse a Napoli – si faccia riferimento all' illuminismo francese senza considerare la mediazione dell' illuminismo napoletano.

In conclusione: i lavori del candidato, anche se rivelano un vivo interesse per la disciplina, sono compromessi dalla mancanza di un metodo scientifico rigoroso.

Commissario Leonardo Maria Savoia

Il candidato è associato di Lingua e Letteratura albanese da 1997-98 prima all’Università di Bari, poi dal 1998-99 alla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo e è stato affidatario della stessa disciplina presso le Facoltà di Lingue di Lecce e di Lettere di Palermo. Dal 1987 al 1993 è stato lettore di lingua albanese presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, successivamente ricercatore a Pisa e poi all’Università della Calabria. Accanto a questa ormai lunga e fruttuosa attività didattica, il candidato ha svolto una continuativa attività di organizzazione della ricerca nel campo dell’albanologia, in qualità di coordinatore del progetto “Skanderbeg 2000” e del progetto “Kastriota 3000”, di coordinatore della sezione siciliana del progetto editoriale beta (Biblioteka Elektronike me Tekste Arbëreshe/Shqipe) e del programma di creazione di un archivio elettronico del lessico dei testi letterari arbëreshë e della Rilindja.. Ha presentato proprie relazioni a numerosi convegni di albanologia, e ha organizzato seminari e incontri di studi albanologicialle Università di Bari, di Lecce e di Palermo. La produzione scientifica di Mandalà si caratterizza in primo luogo per la sua natura filologica, incentrata su alcune importanti edizioni cirtiche di testi della tradizione linguistico-letteraria italo-albanese, come Il codice chieutino di Nicolò Figlia (edizione critica e concordanza) del 1995, il cui testo, edito solo parzialmente, documenta la parlata di Mezzoiuso, e i nove volumi delle Opere di Giuseppe Schirò, usciti nel 1998, basati anche sui testimoni inediti conservati dalla famiglia dell’autore. Entrambi questi lavori hanno ricevuto recensioni positive dalla comunità scientifica internazionale (ad es. in Süd-Ost Forschungen 1996, in Studime Filologjike 1999). Gli interessi filologici del Mandalà si combinano fin dai primi scritti con una sicura formazione storico-letteraria e linguistica, che gli permette di affrontare con risultati pregevoli e originali questioni storico-culturali, letterarie e linguistiche. Ad esempio in Luca Matranga e la tradizione linguistica arbresheattraverso fonti storiografiche inedite 1987 affronta alcune questionistoriografiche e linguistiche (questione  alfabetica) e delinea la figura di Matranga utilizzando materiale inedito confermando  l'ipotesi  che  a partire  almeno dalla data di edizione della Dottrina  cristiana 1592 sia esistita presso le comunità italo-albanesi  di  Sicilia una tradizione scritta (Sciambra, Petrotta, Guzzetta). Il lavoro è ben condotto, e mostra la buona conoscenza delle questioni linguistiche, delle fonti e  dei  metodi  dell'indagine storico-culturale e archivistica. Particolarmente interessante appare l’ampio studio Poesia popolare e poesia d’arte nella Rilindja. Gli studie le ricerche degli italo-albanesi 1988, in cui Mandalà offre un contributo notevole ed originale nella  definizione  delle  componenti  culturali, letterarie  e ideali della Rilindja e del rapporto fra poesia  popolare  e letteratura  colta nel periodo dall'inizio dell''800 all'indipendenza  albanese  nel 1912  e che ha il  suo  fulcro  nella pubblicazione dei Canti del Milosao1836. Egli individua nella prospettiva folklorica  e nella  poesia  popolare una chiave  interpretativa del formasi  e dell'evolversi  della cultura arbëreshe e stabilisce alcuni periodi, da quello preromantico al periodo risorgimentale  e  schiroiano, sottolinenando  la  forte dipendenza della poesia colta da quella popolare. Il candidato  esamina numerosi   temi,   con notevole   ampiezza   di informazione bibliografica  e con sicuro metodo nella  ricostruzione storico-culturale  di un periodo cruciale  per  la  letteratura arbëreshe e per la questione linguistica. Di notevole interesse risulta il confronto fra il “Discorso sull'origine,  costumi e stato attuale della nazione albanese” del Masci, di cui è messo in luce il  legame con lo storicismo vichiano  e  la  concezione illuministica, con  l'opera del Dorsa, “Sugli albanesi”, ugualmente ispirato alla concezione   vichiana   della  storia,  ma  ormai  teso  a   una valorizzazione  degli aspetti  'eroici'  e  'primordiali'  della poesia popolare. Convincenti appaiono anche le parti sul De Rada, il  Camarda e lo Schirò. Il risultato è quello di una ricostruzione compiuta e suggestiva, nella quale  il candidato mostra capillare conoscenza  diretta dei testi degli autori e una notevole competenza di tipo folklorico, linguistico, letterario e culturale, oltre chematurità di metodo e sicurezza di analisi. Questo impianto, basato su una matura padronanza dei dati letterari, storico-culturali e linguistici si riscontra anche nel volume dedicato a Schirò, La Diaspora e il Ritorno. Mito, storia e cultura tradizionale nell’opera di Giuseppe Schirò 1990, 1992 dove il candidato entra nel merito dell'impostazione critica tradizionale sullo Schirò, mostrandone la parabola culturale e indagando su una base documentale correttamente trattata ed ampia il suo legame con gli ideali della tradizione e dell'ethnos, con risultati apprezzati nell'albanologia, e con una recensione su Studime Filologjike. Peraltro la produzione scientifica di Mandalà attesta una articolazione d’interessi che include sia la linguistica e la dialettologia albanese (si veda La parlata arbëreshe di Contessa Entellina (in provincia di Palermo). I Fonologia 1992) sia l’analisi lessicografica. In particolare i lavori sul Il Dittionario (1702) di F. M. Da Lecce del 1995, 1997 indagano la stratificazione del lessico albanese in relazione ai turchismi, di cui Mandalà ricostruisce gli aspetti cronologici e storici, individuando i turchismi penetrati successivamente alla diaspora (si veda anche L’arbëresh e i turchismi in albanese 2000). Molti lavori sono infine di natura letteraria, dedicati a autori come Camaj, Schirò, Chetta (si vedano fra gli altri, Alcune osservazioni sulle poesie di Martin Camaj 1991, Introduzione alla ristampa anastatica di Giuseppe Schirò, Kënka…1992, Un’opera inedita di Nicolò Chetta: ilFragmentum Lyricæ Sacræ 1995, Il Kroja, poema giovanile di Giuseppe Schirò 2000), mentre diversi lavori sono dedicati alla storia di Piana, e hanno carattere propriamente storico-archivistico (cf. ad es. I 500 anni della fondazione di Piana degli Albanesi (1488-1988). Breve profilo storico e letterario di un anniversario 1989). Concludendo Mandalà si presenta come uno studioso di tutto rilievo, di matura e comprovata esperienza nel campo della ricerca come della didattica. La sua ampia e continuativa produzione scientifica delinea un quadro coerente di interessi, che includono l’indagine storico-culturale e letteraria, la competenza filologica ed ecdotica, l’analisi lessicografica e linguistica in particolare in riferimento alla storia linguistica e letteraria albanese, mettendo in luce una notevole padronanza delle metodologie specifiche e portando a risultati originali e scientificamente rilevanti. Questa produzione, l’attività didattica e scientifica del Mandalà risultano generalmente valide e particolarmente congruenti col settore scientifico disciplinare L09C; tenendo conto quindi dell’originalità, della continuità e del valore scientifico della sua produzione, nonché della sua formazione scientifica, e dell’esperienza acquisita nell’insegnamento e nelle attività di ricerca, il candidato deve essere dichiarato idoneo ai fini della presente procedura di valutazione

CANDIDATO: Elio Miracco.

Commissario Francesco Altimari

Attività didattica. È professore ordinario di Italiano e Latino nei Licei statali. Ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento di Lingua e letteratura albanese nelle scuole d’istruzione secondaria. Già commissario all’esame di abilitazione e a cattedraall’insegnamento di Lingua e letteratura albanese nelle scuole superiori.
Attività scientifica. Il candidato ha collaborato all’attività di ricerca della cattedra di Lingua e letteratura albanese dell’Università di Roma, partecipando a convegni e seminari, nazionali ed esteri, dove ha presentato interventi poi pubblicati, e a progetti di ricerca.

Presenta n.15 pubblicazioni.

L'attività scientifica del candidato è stata svolta con continuità e risulta congrua al settore L09C.

Giudizio. Il candidato presenta nn.15 titoli che riguardano: contributi nel campo della filologia albanese (nn.10, 14), traduzioni di opere, sia di letteratura riflessa che di letteratura orale, dall’albanese in italiano (nn. 1, 6, 12,13, 14, 15), studi sulla letteratura e la cultura, albanese (nn.2, 4, 7, 11) e arbëreshe (n.8), contributi sui dialetti arbëreshë (nn.3, 5). 

Il titolo n.3, che porta la firma congiunta di Elio Miracco e di Italo C. Fortino, è un lavoro che evidenzia una confusa metodologia di ricerca e un approccio non scientifico, il cheavrebbe dovuto sconsigliarne agli autori la presentazione in unconcorso universitario.

Il candidato, che, pur nonprovenendo professionalmente dall’ambito accademico, ha mantenuto in questi anni continui rapporti di collaborazione con la cattedra di Lingua e letteratura albanese dell’Università di Roma “La Sapienza”, ha orientato principalmente e progressivamente i suoi interessi di ricerca su tre filoni principali: la traduzione letteraria, la storia letteraria e la filologia albanesi. Del tutto marginale è invece il suo interesse per la lingua e la dialettologia arbëreshe.

Il candidato dimostra, attraverso i suoi titoli e il suo curriculum, una solida e documentata preparazione umanistica, presentando un certo numero di traduzioni - sia di letteratura colta che di letteratura orale albanese - e specifici apporti, complessivamente apprezzabili, che riguardano la letteratura e la filologia albanesi, editi con una certa continuità temporale, che mostrano una progressiva maturazione scientifica. Si segnalano in particolare quali contributi scientifici maggiormente significativi tra quelli presentati dal candidato Varianti nella edizione del 1843 dei Canti di Serafina Thopia di Girolamo De Rada, Roma 1997, in cui esaminando due versioni a stampa del testo, evidenzia l’esistenza di alcune varianti sinora sconosciute in copie diverse della stessa prima edizione a stampa del celebre poema deradiano (1839) e Storia del testo del romanzo “Piramida”di Ismail Kadare, Napoli 1999. Quest’ultimo, occupandosi dell’analisi del testo letterario kadareiano nella sua evoluzione da novella a romanzo, rappresenta uno dei primi tentativi di approccio ecdotico con un’opera letteraria albanese contemporanea.

Per tutto quanto sopra detto, giudicando i titoli del candidato congruenti con il settore L09C, ritengo Elio Miracco meritevole di essere preso in considerazione ai fini della presente valutazione comparativa ad un posto di professore universitario di ruolo di prima fascia.

Commissario Giorgio Banti

La riccaproduzione del candidato Miracco si può inquadrare in cinque ambiti principali.
In primo luogo, la raccolta e documentazione della letteratura orale di comunità albanofone in Italia. A questo riguardo si segnalano soprattutto i due volumi Novellistica italo-albanese e Letteratura orale degli Albanesi d’Italia pubblicati nella serie dell’Istituto di Studi albanesi dell’Università di Roma nel 1970 e nel 1985, che raccolgono rispettivamente 89 e 112 testi delle principali comunità arbëreshe del cosentino e del catanzarese. Raccolti nella maggior parte direttamente dall’autore, i materiali vengono pubblicati nella parlata originale e in traduzione italiana, offrendo una ricchissima messe di dati demologici e dialettologici sulle comunità da cui provengono.

In secondo luogo, il candidato presenta alcuni lavori di argomento prettamente linguistico, dal volumetto di Osservazioni sulle parlate delle comunità albanesi della provincia di Catanzaro del 1984, che raccoglie un ricca messe di osservazioni sulla fonologia, morfologia e sintassi delle stesse, corredati di puntuali rinvii alle fonti nelle quali i singoli fenomeni sono documentati, ai “Restauri linguistici” apparsi a più riprese sulla rivista Katundi ynë tra il 1980 e il 1984 con la doppia firma del candidato e di Italo Fortino, dei quali la dichiarazione allegata alle pubblicazioni presentate dallo stesso Fortino permette di attribuire a Miracco i nrr. 1, 2, 3, 4, 16, 17, 20, 21, 24, 25, 27, 28, 29, 30, 32, 34, 36, 38, 39, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 59, 60, 67, 68, 72, 75, 76 e 77. Pur con taglio divulgativo, i “Restauri” analizzano in maniera rigorosa e scientificamente ineccepibile modi di dire e parole tratti da testi di autori albanesi d’Italia o raccolti dalla viva voce dei parlanti, e costituiscono un importante contributo alla lessicografia storica della lingua.

In terzo luogo, vanno segnalati gli eccellenti lavori di carattere prettamente filologico, che costellano l’intero arco temporale dell’attività scientifica del candidato. Già dell’’84 è infatti l’importante studio sull’Ottonario nei ‘Canti di Milosao’ di Girolamo De Rada, nel quale il candidato affronta in maniera esemplare l’analisi della complessa metrica alla quale si informa l’opera poetica di questo autore, mostrando come essa non sia affatto “irregolare” ma congiunga elementi di metrica sillabica e accentuativa a fenomeni fonologici caratteristici dell’albanese come l’uso della ë per aumentare o ridurre il computo sillabico del verso, configurandosi come un sistema di transizione da una versificazione orale di tradizione prettamente popolare a una versificazione scritta e decisamente colta. Di considerevole spessore metodologico e critico sono anche i due recenti studi di filologia del testo a stampa usciti nel 1997 (“Varianti nella edizione del 1843 dei Canti di Serafina Thopia di Girolamo De Rada”) e nel 1999 (Storia del testo del romanzo “Piramida” di Ismail Kadare). Il primo è un’edizione critica dei Canti che contiene, oltre alla riproduzione fotostatica dei due esemplari studiati, la trascrizione del testo corredata di apparato critico, la sua traduzione, e un’ampia introduzione metodologica e storica. Il secondo invece analizza il romanzo di Kadare nelle sue diverse redazioni (prima novella e poi romanzo), ponendo in risalto i processi di rielaborazione del testo e concedendo ampio spazio allo studio delle particolarità linguistiche e ortografiche.

In quarto luogo, il candidato presenta quattro volumi di traduzioni di scrittori albanesi contemporanei, dalle Novelle di Dritero Agolli, al Diario di Lubonja, alle poesie e ai racconti di Zhiti, che si segnalano non solo per la buona qualità della traduzione, ma per l’importanza che hanno nel diffondere la conoscenza della poco tradotta letteratura contemporanea dell’Albania.

Infine, non vanno dimenticati i contributi nei quali Miracco affronta con competenza e lucidità critica diversi aspetti della storia della letteratura albanese, dalle voci comparse nei tre volumi del Dizionario della letteratura mondiale del 900, alle note sul romanzo Skënderbeu di Godo e sulle opere del Chetta.

In conclusione il candidato ha trattato in maniera rigorosa, originale e innovativa una parte considerevole delle aree di studio che rientrano nel settore disciplinare della lingua e letteratura albanese, dimostrandosi pienamente maturo per un posto di I fascia in questo settore.

Commissario Giuseppe Gradilone

Elio Miracco, nato a S. Sofia d'Epiro, comunità albanese della provincia di Cosenza, si è laureato in Lettere presso l'Università di Roma il 28?11?1967 con una tesi in Lingua e letteratura albanese, relatore il professore Ernesto Koliqi.
Elio Miracco, nato a S. Sofia d'Epiro, comunità albanese della provincia di Cosenza, si è laureato in Lettere presso l'Università di Roma il 28?11?1967 con una tesi in Lingua e letteratura albanese, relatore il professore Ernesto Koliqi.

Subito dopo la laurea ha iniziato la sua collaborazione con l'Istituto di Studi albanesi dell'Università di Roma, il cui direttore Ernesto Koliqi gli dava l'incarico, retribuito con fondi del CNR, di svolgere prima un’indagine sulle comunità albanofone della Calabria e della Puglia e di raccogliere poi testi per la Fonoteca nazionale e per l'Istituto.

Iniziava così la sua lunga e benemerita opera in questo settore di ricerca che continuava per altri tre lustri, sempre con l'incarico retribuito con fondi del CNR concessi all'Istituto.

L'Istituto ha privilegiato tale settore perché sino a quel momento mancavano raccolte condotte con sicuro metodo scientifico, settore di rilevante importanza per gli studi linguistici, letterari e antropologici.

La sua collaborazione, che tuttora continua, con l'Istituto ha dato originali contributi anche in altri importanti settori, quali la metrica e la filologia (l'ultimo studio è stato pubblicato nel 1997 dall’Istituto).

Il Miracco ha partecipato con personali interventi alle manifestazioni culturali organizzate dall'Istituto, i cui risultati sono stati pubblicati dall'Istituto stesso.

Sempre su segnalazione del professore Koliqi, il Miracco ha lavorato con mansioni di addetto culturale presso l'Ambasciata d'Italia in Albania dall'ottobre 1973 all'ottobre 1974: una esperienza questa che gli è servita per penetrare nelle problematiche culturali, letterarie e linguistiche del paese.

Un prova ancora del suo costante impegno per la lingua e la letteratura albanese sono prima il conseguimento dell'abilitazione, nel 1968, all'insegnamento di Lingua e letteratura albanese nelle scuole di I e II grado, poi la partecipazione come commissario nell'esame di abilitazione e di cattedra dell'insegnamento di Lingua e letteratura albanese negli anni 1970, 1986, 1990, e come membro aggiunto di Lingua albanese nella commissione al concorso per bibliotecario, bandito dal Ministero per i beni culturali, nel 1981.

E' stato presente anche nel Kosovo, nell'Università di Pristina, intervenendo per sette anni, dal 1975 al 1980 e 1982, ai seminari di Lingua e letteratura per conoscere qual era la qualità e l'orientamento dell'Albanistica in questa regione.

Ha presentato relazioni nel convegno di Barile sul tema: "Letteratura orale degli albanesi d'Italia"; nel convegno organizzato dalla Regione Calabria sul tema: "Dalla letteratura popolare alla colta"; "Il viaggio albanese: da Skanderbeg alla democrazia" nel convegno nazionale del Sindacato libero scrittori italiani, svoltosi a Catanzaro.

Ha aggiornato e scritto voci nell'Enciclopedia Treccani pertinenti alla letteratura albanese e ai suoi maggiori scrittori.

I meriti del Miracco nel campo dell'Albanistica sono stati riconosciuti dalla Repubblica albanese la quale, con decreto del suo Presidente, gli conferiva la medaglia d'oro dell'ordine N. Frashëri nel 1997 "Per il particolare contributo dato alle scienze albanologiche e al progresso della nostra cultura nazionale".

Contemporaneamente ha svolto e svolge tuttora l'attività di professore ordinario di Italiano e Latino nei Licei, iniziato nel lontano 1980, un’esperienza questa che, con lo studio continuo di due prestigiose letterature, ha arricchito e stimolato la sua personalità di studioso.

Nel settore linguistico-dialettologico si segnalano in particolare i "Restauri linguistici", un'ampia indagine lessicografica sulle parlate degli albanesi d'Italia.

Nessun intento di purismo, che sarebbe anacronistico e rivelerebbe mancanza di sensibilità linguistica, ma soltanto quello di dimostrare l'esistenza di termini esistenti nel lessico degli albanesi d'Italia con ricerche condotte sul campo e con lo spoglio di opere dei maggiori poeti fioriti in Italia (Matranga, Chetta, Variboba, De Rada, Santori, Serembe), caduti e sostituiti da termini dei dialetti italiani a causa del continuo indebolimento della resistenza dei dialetti albanesi a contatto con la lingua egemone.

In questo settore rientrano, oltre alle trascrizioni di testi della tradizione orale e alle precise annotazioni sulla lingua del De Rada nello studio sul testo della Serafina Thopia e sulla lingua del Kadare nella storia del testo del romanzo "Piramida", l’ampio, serio e sicuro lavoro (Osservazioni sulle parlate delle comunità albanesi della provincia di Catanzaro, 1984) di pp. 46 (Introduzione, fonologia, morfologia, qualche osservazione sulla sintassi del verbo), che ha origine dalla sua esperienza di raccoglitore di testi nella zona e di conseguenza è sorretto da ricca documentazione, con taglio descrittivo, con rilievi sincronici con le altre parlate arbëreshe e talvolta con la parlata della Ciameria, e con riferimenti alla lingua letteraria odierna d'Albania, ma anche con rilievi diacronici come provano i richiami ai primi testi scritti della lingua albanese.

Dai primi anni della sua attività il Miracco, come sopra si è sottolineato, si è inserito nel settore dello studio della tradizione orale, radice della letteratura colta, ed è diventato il collaboratore del Koliqi più solerte e preparato a tale ricerca.

La sua benemerita, intelligente e scientificamente rigorosa opera di raccoglitore, trascrittore e traduttore in italiano della tradizione orale è provata, come già si è detto, ma giova qui ribadirlo, dai testi delle comunità del cosentino (S. Sofia d'Epiro, S. Demetrio Corone, S. Cosmo albanese, Vaccarizzo albanese, S. Giorgio albanese), che occupano 230 pp. del II volume della Novellistica (Olschki, Firenze 1970) e dall'intero volume IV di pp. 368 (Bulzoni, Roma 1985) che presenta i testi (favole, fiabe e racconti) delle otto comunità albanesi del catanzarese (S. Nicola dell'Alto, Carfizzi, Pallagorio, Marcedusa, Andali, Caraffa, Vena di Maida, Zangarona) e al quale è premesso un esaustivo profilo storico delle comunità.

E' la prima volta che si offre una raccolta organica di testi di queste otto comunità. 

Come si è ricordato, i testi dei due volumi sono trascritti nell'alfabeto odierno albanese, rispettando scrupolosamente però le particolarità fonetiche, con l'intento di non rivolgersi soltanto alla cerchia ristretta di specialisti, ma a un pubblico più vasto di studiosi e di lettori. I medesimi sono tutti corredati da una scheda in cui è riportata la data della registrazione, il nome e il cognome dell'informatore, la sua età, il suo grado d'istruzione. E' chiaro a chiunque la grande importanza di tali dati per lo studio dei testi in quanto evitano in un domani ricerche cronologiche e di altra natura.

Ma la ricchezza degli interessi del candidato, sorretti da una rigorosa e severa preparazione metodologica, è dimostrata dai contributi dati in altri settori dell'albanistica.

E' il primo a offrire uno studio organico di metrica albanese: "L'ottonario nei Canti di Milosao di Girolamo De Rada" (Cosenza 1984), pp. 72, in cui egli ha affrontato sistematicamente e ampiamente un complesso e arduo problema con originali e innovative intuizioni.

Il volume è articolato in quattro capitoli (Il problema metrico nel De Rada, L'ottonario nella prima edizione dei Canti di Milosao, Le varie interpretazioni della metrica deradiana, Proposta di scansione del Canto XXII) e si chiude con tre preziosi indici (Indice dei versi con segnatura dello sfasamento dell'accento tonico, Indice delle parole con segnatura dello sfasamento dell'accento tonico, Indice delle parole con segnatura dell'accento circonflesso).

A tutt’oggi non conosco che altri si siano cimentati in tale argomento in modo degno di uno studioso.

Sensibilità e gusto, sorretti da sicure esperienze metodologiche, rivela la sua produzione pertinente al settore critico-letterario, il quale comprende diversi saggi: ricordo il panorama di oltre mezzo secolo di letteratura albanese, condizionato nell'estensione dalle esigenze editoriali (nel Dizionario della letteratura mondiale del ‘900, Roma 1980) composto di una illuminante introduzione e di profili, completati da una scheda delle loro opere e una essenziale bibliografia, di undici prestigiosi scrittori (Gj. Fishta, N. Mjeda, G. Schirò, E. Koliqi, Migjeni, S. Spasse, Ll. Siliqi, E. Gjergjeku, I. Kadare, A. Pashku, A. Podrimja) concordemente riconosciuti validi interpreti del loro tempo, con individuazione di note distintive della loro arte; il saggio "Lo Skënderbeu di Sabri Godo, epica e nazionalismo nel romanzo albanese" (Lungro 1993), in cui il candidato presenta rapidamente ma incisivamente il romanzo storico albanese e ben mette in risalto l'abilità dello scrittore di attualizzare l'antico mito di Skanderbeg creando pagine di alta suggestione; l'affascinante e suggestiva introduzione che ricrea mirabilmente la dolorosa realtà da cui nasce la poesia di Visar Zhiti (Oxiana 1997) pp. 10 e il riuscito, completo profilo della vasta attività poetica in poesia e in prosa, arricchito da una completa scheda bibliografica premessa alla traduzione delle novelle di Dritëro Agolli (Lungro, settembre 1999) pp. 19; "Ernesto Koliqi e la tradizione orale", pubblicazione dell'Istituto di Studi albanesi (Roma 1997), scritto in cui il candidato puntualizza l'incessante e continuo impegno del Koliqi nel campo della tradizione orale, sottolineandone i vari momenti, impegno che ha inizio già in Albania con la pubblicazione del IV e del V volume di "Visaret e Kombit" (I tesori della nazione) e prosegue poi in Italia diventando uno dei motivi del suo magistero, ricorda che lo stesso Koliqi diventa raccoglitore delle Rapsodie nelle montagne albanesi che propone poi con un ampio e originalissimo studio in "L'epica popolare albanese" (Padova 1937), e l'effetto che tale attività ha avuto anche nella sua opera di scrittore: questi ed altri motivi compongono questo saggio che soltanto il Miracco poteva scrivere data la conoscenza profonda che egli ha di tale mondo che rievoca quindi da protagonista; "Le opere di Niccolò Chetta", pubblicazione dell'Istituto di Studi albanesi (Roma 1993), rassegna delle opere del Chetta, edite e inedite, ben strutturata con l’individuazione dei motivi fondamentali di ciascuna di esse, con particolare attenzione alla "Creazione del mondo sino al diluvio", opera inedita la cui edizione critica è stata pubblicata nel 1992 dall'Istituto di Studi albanesi.

Di grande rilevanza, originali e innovativi, i suoi apporti al settore filologico con lo studio "Varianti nella edizione del 1843 dei Canti di Serafina Thopia di Girolamo De Rada", in Miscellanea di Albanistica, pubblicazione dell'Istituto di Studi albanesi (Roma 1997) di pp. 105, in cui per la prima volta entra nell'Albanistica la filologia dei testi a stampa.

Il Miracco nella sua solida preparazione filologica è al corrente anche di questa branca della filologia, già presente nella critica testuale italiana: egli ne dà infatti il primo esempio rinvenendo varianti in due esemplari della stessa edizione del 1843 dell’opera deradiana, avanza spiegazioni plausibili di questa scoperta e affronta con acribia vari problemi di ecdotica, suffragati anche da lettere inedite del poeta. Lo studio si articola in diverse parti, prima sono presentate le edizioni dell'opera, poi le varianti della edizione del 1843, infine la trascrizione delle varianti nell'alfabeto odierno: fa bene il candidato a considerare testo base l'edizione conservata a Cosenza e a mettere in apparato le varianti napoletane. Seguono due illuminanti appendici: nella prima sono riportati scritti del De Rada pertinenti all'opera, la seconda comprende la riproduzione fotostatica dei testi.

Due anni dopo egli offre un altro corposo, validissimo contributo di critica testuale con la "Storia del testo del romanzo Piramida di Ismail Kadare" (Oxiana, settembre 1999) di pp. 146, uno dei più recenti romanzi dello scrittore contemporaneo albanese di fama internazionale.

Lo studio è costituito di quattro capitoli: la storia del testo, la descrizione della redazione a stampa della novella (prima forma di questa opera), la descrizione delle redazioni a stampa del romanzo, ampliamenti e rielaborazioni del testo della novella nel testo del romanzo. Oltre agli ampliamenti e alle rielaborazioni, particolare attenzione è data ai vari cambiamenti della lingua (fonetici, ortografici, morfologici, sintattici e lessicali).

Con questi suoi nuovi, veramente eccezionali lavori, chehanno fatto oggetto due grandi scrittori, Girolamo De Rada dell'Ottocento e Ismail Kadare del Novecento, uno albanese d’Italia, l’altro d’Albania, due secoli, due esperienze culturali e storiche diverse, il Miracco s'inserisce degnamente nella critica testuale inaugurata nel 1965 e proseguita a tutt’oggi dall'Istituto di Studi albanesi.

E' ben noto a tutti come sia fondamentale per uno studioso di lingue e letterature straniere esercitare l'attività di traduttore.

Il Miracco non ha tradito questo impegno, anzi la traduzione ha costituito una delle costanti della sua straordinaria operosità nella quale l'impegno verso la precisione linguistica gareggia con il gusto della resa poetica: traduzioni le sue che conservano ritmo interno e formale dell’originale.

Ha tradotto 151 testi della tradizione orale, già ricordata, ha presentato la poesia di Visar Zhiti col volume "Croce di carne" (Oxiana settembre 1997) pp. 141 (comprende la traduzione di 57 poesie); la sua prosa nel volume "Passeggiando all'indietro" (Oxiana febbraio 1999) pp. 182, (traduzione di 19 novelle): poesie e prose mai tradotte in Italia; tre delle più rappresentative novelle di Dritëro Agolli nel volume "Novelle" (Lungro settembre 1999) pp. 182, due scrittori paradigmatici della letteratura contemporanea albanese.

Il candidato non è stato insensibile alla grande tragedia vissuta dal popolo albanese e ha fatto conoscere una delle opere più drammatiche in cui è descritta la umiliata e desolata esistenza degli intellettuali albanesi sotto il regime della dittatura: "F. Lubonja, Diario di un intellettuale in un gulag albanese", (Lungro 1994), pp. 230, con un vivo e inquietante profilo dell'autore.

Dall'analisi delle opere sopra elencate risulta evidente una personalità di studioso di grande ricchezza e spessore intellettuale, in possesso di rigorose avanzate metodologie, il quale ha portato contributi fondamentali, originali ed innovativi alla disciplina, i quali dimostrano una continuità nel tempo in relazione anche all'evoluzione delle conoscenze nello specifico settore scientifico?disciplinare, ed hanno rilevanza scientifica per la loro collocazione editoriale e per la loro diffusione nella comunità scientifica.

In conclusione per la continua presenza nell’Albanistica e per l’intensa attività svolta nell’Istituto di Studi albanesi dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e per la varietà degli interessi, per la finezza di giudizi e per una evidente sensibilità storica, sorretti sempre da sicure metodologie, dimostrate nelle sue pubblicazioni, ritengo il candidato Elio Miracco degno di essere preso in grande considerazione nella procedura di valutazione comparativa ad un posto di professore di ruolo di I fascia per il settore scientifico-disciplinare L09C.

Commissario Romano Lazzeroni

La produzione del candidato si colloca su due versanti principali: filologico-testuale e storico-letterario. Un articolo sulle parlate albanesi nella provincia di Catanzaro è un' utile rassegna di dati linguistici.
Nel saggio sulla Seraphina Thopia di G. De Rada il candidato confronta due versioni a stampa del testo motivando le varianti della stessa edizione del 1843 coi ripensamenti avvenuti durante la stampa e coi difficili rapporti dell' Autore con la censura borbonica; in epoca a noi molto più vicina lo stesso rapporto con la cornice politica è messo in relazione alla storia del testo della Piramida di Kadaré.

Il candidato è anche autore di diverse traduzioni e introduzioni: "Diario di un intellettuale" di Fatos Lubonja, "Novelle" di Dritero Agolli, "Passeggiando all' indietro" e "Croce di Carne" di Visar Zhiti nonché di raccolte sul campo di testi nuovi e importanti di letteratura popolare. 

Rientrano in questo filone il volume sulle Fiabe e i Racconti in varie comunità italo-albanesi e quello sui Racconti popolari di S. Sofia d' Epiro accompagnati da traduzione e commento; allo stesso interesse si collega il saggio su Koliqi e la tradizione orale ed anche il denso saggio sull' ottonario nel canto di Milosao di G. De Rada in cui difficili problemi di metrica vengono accuratamente studiati.

Nei contributi sui "Restauri linguistici" l' A. tenta di ridar vita a voci italo-albanesi insidiate nell' italiano; un taglio divulgativo, ma corretto e rigoroso, hanno l' articolo sullo Skenderbeu di S. Godo e i contributi al Dizionario della letteratura mondiale del '900. 

In conclusione il candidato unisce all' ottima conoscenza della lingua un metodo scientifico solido e una eccellente preparazione culturale e filologica. 

Commissario Leonardo Maria Savoia

Il candidato è professore di italiano e latino nei Licei; è abilitato all’insegnamento di Lingua e letteratura albanese nelle scuole d’istruzione secondaria e ha svolto diverse attività collegate all’insegnamento e allo studio della lingua albanese, collaborando anche con l’Istituto di Studi albanesi dell’Università di Roma, dedicandosi in particolare alla raccolta di testi per la fonoteca nazionale e per l’istituto stesso. Ha partecipato ai seminari internazionali di lingua, letteratura e cultura albanese presso l’Università di Prishtina. In particolare una prima raccolta di testi della tradizione orale, trascritti e curati dallo stesso Miracco è uscita nel 1970, e nel 1985 è uscito il volume Letteratura orale degli Albanesi d’Italia. Favole, fiabe, racconti… della Novellistica italoalbanese della Bulzoni. In questo stesso volume ha tracciato un profilo storico delle comunità indagate, cioè quelle dell’area catanzarese, di cui sottolinea il carattere di regressione linguistica, in alcuni centri accentuata, che determina la perdita di proprietà linguistiche cruciali nei canti stessi. Accanto a questa particolare competenza che attraverso la ricerca sul campo avvicina il candidato alle specifiche condizioni sociolinguistiche e culturali delle comunità italoalbanesi, gli interessi del candidato si sono diretti a questioni di storia e critica letteraria, sia in riferimento alla tradizione italoalbanese (De Rada, Chetta) sia in riferimento alla letteratura albanese, specificamente del 900. In particolare ha studiato aspetti della metrica del Milosao (L’ottonario nei Canti del Milosao di Girolamo De Rada 1984), caratterizzando la natura del tipo metrico più diffuso, l’ottonario, all’interno del contrasto fra la tradizioni popolari e la formazione scolastica dello stesso De Rada. E’ del 1997 il lavoro sulle Varianti nell’edizione del 1843 dei canti di Serafina Thopia di G. De Rada in cui all’edizione delle varianti premette una interessante ricostruzione storico-culturale dell’atmosfera in cui il De Rada lavorò al poema e dei contrasti con la censura. Nel Dizionario della Letteratura Mondiale del 900 il Miracco prepara 12 profili di autori contemporanei. Affronta inoltre questioni di dialettologia italo-albanese in Osservazioni sulle parlate delle comunità albanesi della provincia di Catanzaro, dove traccia una attenta descrizione dei principali tratti di queste parlate, sia fonologici che morfo-sintattici. Nel complesso il Miracco si presenta come uno studioso di notevole esperienza e di buona formazione. La sua notevole e continuativa produzione scientifica delinea un quadro coerente di interessi, che includono l’indagine storico-culturale e letteraria, l’analisi lessicografica e la descrizione linguistica in particolare in riferimento alla letteratura  albanese, mettendo in luce una  buona padronanza delle metodologie specifiche e portando a risultati originali. Questa produzione e la complessiva attività scientifica del Miracco risultano valide e congruenti col settore scientifico disciplinare L09C; tenendo conto quindi dell’originalità e della continuità della sua produzione scientifica, nonché della sua formazione e dell’esperienza acquisita nelle attività di ricerca, il candidato deve essere dichiarato idoneo ai fini della presente procedura di valutazione

CANDIDATO: Ignazio Parrino.

Commissario Francesco Altimari

Attività didattica: Libero docente in Lingua e letteratura albanese, poi associato didal 1985 è professore associato di Lingua e Letteratura Albanese all'Università di Palermo, presso la quale ha insegnato senza interruzione di servizio. Già assistente ordinario di Lingua e letteratura albanese presso la stessa Università.
Attività scientifica. Il candidato ha partecipato a convegni e seminari , nazionali ed esteri, dove ha presentato interventi poi pubblicati, e a progetti di ricerca alcuni dei quali da lui stesso diretti. 

Presenta n.11 pubblicazioni, di cui 7 volumi.

L'attività didattica del candidato è stata svolta con continuità e quella scientificae risultano congrue al settore L09C.

Giudizio. Il candidato presenta nn.11 titoli che riguardano essenzialmente: traduzioni di opere, sia di letteratura riflessa che di letteratura orale, dall’albanese in italiano (nn. 5, 6, 9), una serie di contributi monografici sulla storia culturale degli albanesi di Sicilia (nn.7, 10 e 11), alcuni apporti di carattere letterario (n.4, 8) ealtri di carattere linguistico (n.3). 

Campo d’interesse principale del Parrino è stata la storia delle comunità italo-albanesi, da una prospettiva prevalentemente storico-culturale. La vastità degli interessi del candidato talvolta non è accompagnata da un'adeguata coerenza scientifica e da un opportuno rigore metodologico. Nonostante ciò, si ritiene che i risultati delle sue ricerche, pur non approdando ad un alto grado di originalità e di innovatività per ciò che attiene agli studi linguistici e letterari, offrano delle sollecitazioni e degli spunti di qualche interesse per la ricostruzione dell’ambiente storico e culturale delle comunità albanesi di Sicilia.

Da evidenziare anche l’apporto dato dal candidato con le sue traduzioni alla conoscenza presso il pubblico italiano di alcune figure poetiche importanti della letteratura albanese del Novecento come Gjergj Fishta e Esad Mekuli.Di Gjergj Fishta, il candidato ha curato in quattro volumi la edizione italiana del celebre poema epico Lahuta e Malcís. Considerando le notevoli difficoltà linguistiche, stilistiche e culturali che comporta la traduzione dall’albanese nell’italiano corrente del celebre poema fishtiano, scritto nel ghego della Malësia,va apprezzato lo sforzo profuso dal candidato, eutile in questa prospettiva si rivela anche il suo studio integrativo sulla lingua del Fishta.

Il candidato, in conclusione, mostra uno spettro di interessi forse eccessivamente ampio, privilegiando nell’ ambito degli studi albanesi soprattutto la ricerca storica e culturale, con qualche attenzione anche verso la traduzione poetica e la letteratura albanese. Presenta un'attività didattica tutto sommato apprezzabile, avendo tenuto in questi anni il corso istituzionale di Lingua e letteratura albanese presso l’Università di Paleremo. La sua produzione scientifica, pur se difetta dell'auspicata continuità e non innovativa quanto ai metodi e agli assunti, rivela una certa capacità da parte del candidato di orientarsi con padronanza nell'analisi di tematiche assai complesse, anche se si tratta di tematiche non centrali rispetto agli ambiti didattici e scientifici di primaria caratterizzazione del settore disciplinare.

Commissario Giorgio Banti

Il candidato presenta undici titoli, con un vuoto di produzione dal 1986 al 1995. Ma va notato che i due titoli più recenti, quelli appunto del '95, sono assai poco attinenti al settore disciplinare L09C, perché riguardano l'uno la storia e l'altro delle poesie in italiano.
I lavori di traduzione, dai Canti d'amore popolari calabro-albanesi ai ben quattro volumi del Liuto della montagna del Fishta, mancano del testo originale a fronte e sono corredati da un apparato di note estremamente elementari e di carattere piuttosto divulgativo che scientifico. Le introduzioni ai volumi del Fishta contengono inoltre una serie speculazioni di carattere filosofeggiante che hanno ben poco a che vedere con l'albanologia.

Tra gli studi presentati sono anche un saggio sulla lingua del Fishta e uno sul Saggio di grammatologia del Camarda, che sono però più recensioni che veri contributi di carattere scientifico, con osservazioni di scarsa originalità e rivolte più ad un pubblico generale che alla comunità scientifica.

La produzione del candidato è quindi discontinua e di carattere prevalentemente divulgativo, insufficiente per un posto di I fascia.

Commissario Giuseppe Gradilone

Ignazio Parrino, assistente alla cattedra di Lingua e letteratura albanese della Facoltà di Lettere dell'Università di Palermo, libero docente e dal 1985 professore associato della stessa disciplina, ha partecipato anche come relatore a vari congressi pertinenti al settore disciplinare.
Va anzitutto notato che il candidato, come risulta dall’elenco delle pubblicazioni, dopo il 1989 non ha dato più alcun contributo agli studi del settore concorsuale L09C.

Infatti dei due scritti del 1995, uno, “Da Crispi a Sturzo nella storia di Palazzo Adriano”, è di argomento prettamente storico e quindi non pertinente al settore concorsuale, l’altro, “Francesco Crispi, Componimenti Poetici”, comprende, oltre a una parte di natura storica, poesie in lingua italiana. Essi rivelano, d’altra parte, la dispersività del candidato, il quale non si concentra negli studi linguistici, filologici, critici e in genere letterari.

Ne è riprova il primo titolo “Dritë përmbi një pikë të jetës së Skënderbeut: Fushata e Moresë” (in Shêjzat, XII, n. 7-12) su un episodio della vita di Scanderbeg la Campagna di Morea del 1968 di pp. 11, che è anch’esso di natura storica e quindi non valutabile ai fini del concorso. Di argomento storico anche le due precedenti pubblicazioni in cui si rinvengono impegno ed abbondanza di considerazioni non sostenute però dal rigore filologico-critico che, di solito, è necessario in siffatte ricerche: “Gli ultimi due secoli di storia letteraria e civile inedita di Palazzo Adriano” (1982) e “Documenti sulle origini della cultura riflessa siculo-albanese” (1973), che ha qualche legame marginale con il settore concorsuale (infatti tratta dei centri religiosi-culturali degli albanesi in Italia).

Rientrano nel settore linguistico lo scritto “Annotazioni alla Lingua del Fishta” (1983), che è un’esposizione grammaticale con annotazioni piuttosto elementari e di scarso valore scientifico; e le “Osservazioni morfologiche nell’appendice al ‘Saggio di Grammatologia Comparata sulla Lingua Albanese’ di D. Camarda” (1983), in cui prevalgono brevi e conosciute osservazioni linguistiche: in altre parole una recensione all’opera del Camarda. In conclusione entrambi gli scritti non costituiscono alcun contributo al settore perché presentano semplici note di analisi grammaticali e non rivelano impostazione scientifica.

S’inquadrano nel settore critico-letterario i 4 fascicoli dal titolo “P. G. Fishta, Il Liuto della Montagna” (Fasc. I, 1968, Fasc. II, 1970, Fasc. III, 1971, Fasc. IV, 1973), dove, nelle prefazioni, affronta senza un’adeguata preparazione filologica e critica e senza gusto per la poesia notevoli argomenti presenti nell’elaborazione di una delle opere più complesse della letteratura albanese: quindi ne deriva un’indagine condotta con superficialità e largamente approssimativa e inconsistente come risultato scientifico di analisi letteraria. La traduzione non rende in buon italiano, piatta e priva di qualsiasi senso di interpretazione qual è, il contenuto e il ritmo del testo albanese.

Lo stesso giudizio vale per la presentazione dei “Canti d’Amore Popolari Calabro-Albanesi” del 1973, raccolta di 14 canti molto brevi con traduzione, e per le pagine premesse alla traduzione di 8 poesie di “Esad Mekuli, Canti della miseria e della lotta” (1986), dove è evidente una generica analisi delle poesie che rivela sempre la modestia della preparazione critica.

Prosa contorta, sintassi incerta - si veda parte della p. 64 e il periodo a p. 67 -, osservazioni generiche appaiono ancora nel suo scritto del 1989 “G. Dara, Opere minori e vita – L’Ultimo Canto di Bala: Bala – La novella”. 

Nelle pagine dedicate alla lingua si trovano tra l’altro strane affermazioni (a p. 64 vocale larga, p. 66 liquida velare laterale, p. 86 riempitivo pleonastico popolare – vo).

Il candidato nei suoi scritti dimostra carenza di preparazione filologica, critica e linguistica e insicurezza nella lingua italiana. Per questi motivi il Parrino non può essere preso in considerazione nella procedura di valutazione comparativa ad un posto di professore di ruolo di I fascia per il settore scientifico-disciplinare L09C. 

Commissario Romano Lazzeroni

La produzione del candidato, discontinua sul piano tempoirale, è in parte dedicata ad argomenti di carattere storico, estranei al gruppo oggetto di valutazione comparativa.
Altri lavori (valga per tutti il Saggio sugli ultimi due secoli di storia letteraria e civile inedita di Palazzo Adriano) non si sollevano da una divulgazione banale e priva di rigore scientifico. Le Annotazioni sulla lingua del Fishta e le Osservazioni sulla Grammatologia del Camarda sono prive di contenuti originali e presentano serie carenze e molti errori: le definizioni delle categorie linguistiche sono spesso sbagliate. La stessa mancanza di rigore si riscontra nei saggi sul Liuto della montagna di Fishta e nei Canti d'amore popolari calabro-albanesi che vengono trattati in modo supericiale e approssimativo.

In conclusione, la produzione del candidato è priva di rilevanza scientifica. 

Commissario Leonardo Maria Savoia

Il prof. Parrino, già libero docente e assistente ordinario in Lingua e letteratura albanese, attualmente associato di Lingua e letteratura albanese presso la Facoltà di Lettere e filosofia di Palermo, ha svolto la sua attività presso detta Facoltà partecipando a numerosi convegni anche con propri contributi. Come indica la sua produzione, campo d’interesse principale del Parrino è stata la storia delle comunità italo-albanesi, con particolare attenzione a quelle siciliane. In effetti la prospettiva di alcuni dei suoi lavori è propriamente di storia politica, civile e istituzionale (Da Crispi a Sturzo nella storia di Palazzo Adriano 1995) configurando interessi complessivamente marginali rispetto al settore. Altri ambiti riguardano questioni di letteratura tradizionale (Canti d’Amore Popolari Calabro-Albanesi 1973, Documenti sulle origini della cultura riflessa siculo-albanese 1973) e in particolare la traduzione del Liuto della Montagna (1968, 1970, 1971), corredata da osservazioni sulla lingua e lo stile dell’autore, utili per la lettura ma prive di riferimenti critici, su cui poi ritorna in Annotazioni alla lingua del Fishta 1983. Ha recensito la Grammatologia comparata del Camarda, si è occupato delle Opere minori del Dara e dei Canti del poeta Esad Mekuli. Nel complesso, i lavori di Parrino configurano un’attività non propriamentecontinuativa nel settore disciplinare anche se sinceramente interessata alle diverse problematiche, letterarie e storiche, in particolare delle comunità italo-albanesi, che risulta priva comunque di una sufficiente strutturazione critica e di un inquadramento nella letteratura scientifica sui diversi punti trattati.



Allegato 5/B

GIUDIZI COLLEGIALI E GIUDIZIO COMPLESSIVO (SUL CANDIDATO MIRACCO):

CANDIDATO: Italo Costante Fortino.

Costante Italo Fortino, nato a Lattarico (Cosenza) il 6-9-1947, si è laureato in Lettere presso l’Università di Roma il 26-7-1971 con una tesi in Lingua e letteratura albanese.

Dal 1975 al 1976 assegnista ministeriale presso l’Università della Calabria; dal 1981 al 1989 Ricercatore nella stessa Università della Calabria; dal 1989 Professore associato presso l’Istituto Universitario orientale di Napoli; tiene dall’Anno Accademico 1997-1998 l’affidamento di Filologia albanese presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Ha partecipato dal 1974 al 1984 ai seminari sulla Lingua albanese presso l’Università di Prishtina nel Kosovo e di Tirana.

E’ responsabile scientifico dell’accordo culturale tra l’Istituto Universitario orientale di Napoli e l’Istituto di Linguistica e letteratura di Tirana.

Ha coordinatoquale vice-direttore l'attività della Conferenza scientifica sulla letteratura promossa dalle Università di Tirana e di Prishtina e dall'IUO di Napoli.

Alcuni lavori del candidato riguardano edizioni di testi. La "Vita di Maria" di G. Varibobaè accompagnata da una esauriente introduzione e da una buona esposizione della questione alfabetica; alla lingua del Variboba è dedicato l'articolo sui prestiti italiani, che mostra in modo persuasivo la penetrazione delle voci italiane. 

Allo stesso settore di studi appartiene l'editio princeps delle rime di A. Nociti corredata da buone osservazioni sulla lingua e in particolare sulla produttività lessicale e sui processi di derivazione. 

Ancora al Nociti è dedicata la pubblicazione dello specimen di un poemetto inedito; l'interesse del candidato per gli inediti si dimostra anche nella pubblicazione di alcune lettere a G. De Rada e nei saggi sulla Neomenia e sulle Kalimere di F.A. Santori. 

Di contenuto più specificamente storico e letterario sono i lavori sulla funzione dei seminari di rito greco nella formazione del laicato albanese e l'articolo sulla poesia contemporanea degli Albanesi di Sicilia che si ricollega al "Profilo storico della letteratura degli Albanesi in Italia" e allo studio sulla questione dell'identità nazionale nella tradizione letteraria italo-albanese. 

Fra le ricerche linguistiche merita attenzione l'articolo sull'infinito in albanese: la distribuzione geografica delle varianti contraddice la tesi che nell'infinito italo-albanese scorge un residuo della componente ghega dei coloni; i "Restauri Linguistici" sono contributi utili anche se di taglio divulgativo. 

La produzione del candidato – in parte in lingua albanese – mostra buone conoscenze e attenta sensibilità culturale anche per la letteratura dell'Albania e presenta interessanti spunti critici e metodologici.

Un commissario non condivide il presente giudizio, rilevando che la medesima produzione à viziata da errori di fatto e da carenze di metodo.

CANDIDATO: Matteo Mandalà.

Il candidato è associato di Lingua e Letteratura albanese dal 1997-98 prima all’Università di Bari, poi dal 1998-99 alla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo e è stato affidatario della stessa disciplina presso le Facoltà di Lingue di Lecce e di Lettere di Palermo. Dal 1987 al 1993 è stato lettore di Lingua albanese presso la Facoltà di Lettere di Palermo, poi ricercatore di Linguistica a Pisa e quindi di Lingua e letteratura albanese all’Università della Calabria. Accanto a questa ormai lunga attività didattica, il candidato ha svolto una continuativa attività di organizzazione della ricerca nel campo dell’albanologia, in qualità di coordinatore del progetto “Skanderbeg 2000” e del progetto “Kastriota 3000”, di coordinatore della sezione siciliana del progetto editoriale beta (Biblioteka Elektronike me Tekste Arbëreshe/Shqipe) e del programma di creazione di un archivio elettronico del lessico dei testi letterari arbëreshë della Rilindja. Ha presentato proprie relazioni a numerosi convegni di albanologia, e ha organizzato seminari e incontri di studi albanologici alle Università di Bari, di Lecce e di Palermo.

La produzione scientifica di Mandalà è incentrata su alcune linee di ricerca, come la filologia albanese, la storia e critica letteraria albanese, la linguistica e la dialettologia arbëreshe. Sul versante filologico, ha curato con perizia ecdotica le edizioni critiche di importanti opere della tradizione letteraria italo-albanese come Il codice chieutino di Nicolò Figlia (edizione critica e concordanza) del1995, e l’opera omnia di Giuseppe Schirò, in nove volumi usciti nel 1998, basati anche su testimoni inediti. Entrambi questi lavori hanno ricevuto recensioni positive dalla comunità scientifica. Di notevole livello scientifico sono anche i saggi letterari dedicati dal candidato sia alla letteratura arbëreshe sia, in numero minore, alla letteratura albanese contemporanea. In quest’ambito si segnala in particolare l’ampia monografia critica su Giuseppe Schirò del 1992 dove il candidato entra nel merito dell'impostazione critica tradizionale su questo autore, mostrandone la parabola culturale e il legame con gli ideali della tradizione e dell'ethnos. Nel saggio Poesia popolare e poesia d’arte nella Rilindja. Gli studie le ricerche degli italo-albanesi (1988) riconsidera criticamente le basi dell’impegno degli intellettuali arbëreshë prima e durante la Rilindja individuandone le matrici storiche, filosofiche e intellettuali nel periodo illuministico, e offre un contributo originale alla definizione del rapporto fra poesia popolare e letteratura colta nel periodo dall'inizio dell''800 all'indipendenza albanese nel 1912 e che ha il suo fulcro nella pubblicazione dei Canti di Milosao. La produzione scientifica di Mandalà attesta una articolazione d’interessi che include la dialettologia albanese (si veda La parlata arbëreshe di Contessa Entellina (in provincia di Palermo). I Fonologia 1992) e l’analisi lessicografica. In particolare i lavori sul Dittionario (1702) di F. M. Da Lecce del 1995 e del 1997 indagano la stratificazione del lessico albanese in relazione ai turchismi, di cui Mandalà ricostruisce gli aspetti cronologici e storici. Concludendo, l’ampia e continuativa produzione scientifica delinea un quadro coerente di interessi, che includono l’indagine storico-culturale e letteraria, conoscenze filologiche, l’analisi lessicografica e linguistica, portando a risultati originali e scientificamente rilevanti. Quindi l’attività di ricerca del candidato e il suo curriculum dimostrano la sua piena idoneità ai fini della presente procedura di valutazione.

Due commissari non condividono il presente giudizio rilevando che la produzione del candidato, sul piano della correttezza formale e metodologica, presenta serie carenze e gravi errori di fatto.

CANDIDATO: Elio Miracco.

Albanese d'Italia, laureato in Lettere nel 1967 nell'Università di Roma con una tesi in Lingua e Letteratura albanese, collaboratore fino ad oggi dell'Istituto di studi albanesi dell'Università di Roma, ha svolto indagini nell'ambito di un programma CNR sulle comunità albanofone della Calabria e della Puglia raccogliendo testi per la Fonoteca nazionale e per l'Istituto, coltivando anche altri settori e partecipando a iniziative e manifestazioni culturali promosse dall'Istituto. Addetto culturale presso l'Ambasciata d'Italia in Albania (1973-1974), ha conseguito nel 1968 l'abilitazione all'insegnamento della Lingua e letteratura albanese nelle scuole secondarie ed è poi stato commissario in vari concorsi pubblici pertinenti alla disciplina. Dal 1975 al 1982 ha partecipato a vari seminari di lingua e letteratura albanese nell'Università di Prishtina (Kosovo); ha presentato relazioni in vari convegni e ha collaborato con l'Enciclopedia Treccani per il settore albanologico. Professore ordinario nei licei, ha ricevuto nel 1997 l'Ordine di I classe N. Frashëri da parte del Presidente della Repubblica albanese "per il particolare contributo dato alle scienze albanologiche e al progresso della nostra cultura nazionale".

La produzione del candidato si colloca su diversi versanti, dalla filologia dei testi, alla storia letteraria, alla letteratura orale e, infine, alla traduzione. Un articolo sulle parlate albanesi nella provincia di Catanzaro è un'utile rassegna di dati linguistici. Sul versante filologico si segnala il saggio sulla Seraphina Thopia di G. De Rada ove il candidato, con solida e rigorosa preparazione filologica confronta due versioni a stampa del testo motivando le varianti della medesima edizione del 1843 con i ripensamenti avvenuti durante la stampa e con i difficili rapporti dell'Autore con la censura borbonica. Con questo lavoro entra per la prima volta nell'albanistica la filologia dei testi a stampa. Un altro contributo molto valido di critica testualeè il volume sulla storia del testo della Piramida di Kadaré.

Il candidato è anche autore di diverse traduzioni e introduzioni: "Diario di un intellettuale" di Fatos Lubonja, "Novelle" di Dritero Agolli, "Passeggiando all'indietro" e "Croce di Carne" di Visar Zhiti nonché di raccolte sul campo di testi nuovi e importanti di letteratura popolare. In questi lavori la precisione linguistica si unisce al gusto della resa poetica.

Nel filone della letteratura popolare rientrano anche i volumi sulle Fiabe e i Racconti in varie comunità albanesi delle province di Cosenza e di Catanzaro accompagnati da traduzione e commento che si segnalano per l'acuta e rigorosa impostazione, conservando il ritmo interno e formale degli originali; allo stesso interesse si collega il saggio su Koliqi e la tradizione orale ed anche il denso saggio sull'ottonario nel canto di Milosao di G. De Rada in cui difficili problemi di metrica vengono per la prima volta studiati in modo ampio e sistematico con risultati originali e innovativi.

Nei contributi, di taglio divulgativo, sui "Restauri linguistici" l'A. tenta di ridar vita a voci italo-albanesi insidiate nell' italiano; un taglio corretto e rigoroso hanno l' articolo sullo Skenderbeu di S. Godo e i contributi al Dizionario della letteratura mondiale del '900 che rivelano sensibilità e gusto sorretti da sicure esperienze metodologiche. 

A parere unanime della Commissione il candidato unisce all'ottima conoscenza della lingua un metodo scientifico solido e una eccellente preparazione culturale e filologica, e perciò è da prendersi in seria considerazione ai fini del presente giudizio comparativo.

CANDIDATO: Ignazio Parrino.

Ignazio Parrino, già libero docente e assistente ordinario in Lingua e letteratura albanese, attualmente associato di Lingua e letteratura albanese presso la Facoltà di Lettere e filosofia di Palermo, ha svolto la sua attività presso detta Facoltà partecipando a numerosi convegni anche con propri contributi.

Il suo campo principale d'interesse è la storia delle comunità italo-albanesi, con particolare attenzione a quelle siciliane. La prospettiva di tali lavori configura interessi complessivamente marginali rispetto al settore. Altri ambiti riguardano questioni di letteratura tradizionale (Canti d’Amore Popolari Calabro-Albanesi 1973, Documenti sulle origini della cultura riflessa siculo-albanese 1973) e in particolare la traduzione del Liuto della Montagna (1968, 1970, 1971), corredata da osservazioni sulla lingua e lo stile dell’autore, utili per la lettura ma prive di riferimenti critici, su cui poi ritorna in Annotazioni alla lingua del Fishta 1983. Ha recensito la Grammatologia comparata del Camarda, si è occupato delle Opere minori del Dara e dei Canti del poeta Esad Mekuli. Nel complesso, i lavori di Parrino configurano un’attività non continuativa nel settore disciplinare anche se interessata alle diverse problematiche, letterarie e storiche, in particolare delle comunità italo-albanesi, che risulta priva comunque di una sufficiente strutturazione critica e di un inquadramento nella letteratura scientifica sui diversi punti trattati.

GIUDIZI INDIVIDUALI SULLA PROVA DIDATTICA DEL CANDIDATO ELIO MIRACCO

Commissario prof. Francesco Altimari

Il candidato mostra di saper svolgere una lezione a livello universitario con chiarezza e profondità.

Commissario prof. Giorgio Banti

Il candidato argomenta in modo chiaro, con larga competenza e ottime conoscenze.

Commissario prof. Giuseppe Gradilone

La lezione svolta dal candidato mostra profonde conoscenze, notevole sicurezza e doti di chiarezza rimarchevoli.

Commissario prof. Romano Lazzeroni

Il candidato espone l'argomento prescelto con chiarezza, coerenza e lucidità.

Commissario prof. Leonardo Maria Savoia

Il candidato svolge la lezione in modo pienamente soddisfacente e convincente.

GIUDIZIO COLLEGIALE SULLA PROVA DIDATTICA DEL CANDIDATO ELIO MIRACCO:

Il candidato mostra coerenza nell'argomentare, chiarezza nell'esporre, e piena padronanza dei temi trattati inquadrandoli correttamente nella loro cornice storico-politica. E' quindi pienamente idoneo all'insegnamento universitario.

GIUDIZIO COMPLESSIVO SUL CANDIDATO ELIO MIRACCO

Albanese d'Italia, laureato in Lettere nel 1967 nell'Università di Roma con una tesi in Lingua e Letteratura albanese, collaboratorefinoad oggi dell'Istituto di studi albanesi dell'Università di Roma, ha svolto indagini nell'ambito di un programma CNR sulle comunità albanofone della Calabria e della Puglia raccogliendo testi per la Fonoteca nazionale e per l'Istituto, coltivando anche altri settori e partecipando a iniziative e manifestazioni culturali promosse dall'Istituto. Addetto culturale presso l'Ambasciata d'Italia in Albania (1973-1974), ha conseguito nel 1968 l'abilitazione all'insegnamento della Lingua e letteratura albanese nelle scuole secondarie ed è poi stato commissario in vari concorsi pubblici pertinenti alla disciplina. Dal 1975 al 1982 ha partecipato a vari seminari di lingua e letteratura albanese nell'Università di Prishtina (Kosovo); ha presentato relazioni in vari convegni e ha collaborato con l'Enciclopedia Treccani per il settore albanologico. Professore ordinario nei licei, ha ricevuto nel 1997 l'Ordine di I classe N. Frashëri da parte del Presidente della Repubblica albanese "per il particolare contributo dato alle scienze albanologiche e al progresso della nostra cultura nazionale".

La produzione del candidato si colloca su diversi versanti, dalla filologia dei testi, alla storia letteraria, alla letteratura orale e, infine, alla traduzione. Un articolo sulle parlate albanesi nella provincia di Catanzaro è un'utile rassegna di dati linguistici. Sul versante filologico si segnala il saggio sulla Seraphina Thopia di G. De Rada ove il candidato, con solida e rigorosa preparazione filologica confronta due versioni a stampa del testo motivando le varianti della medesima edizione del 1843 con i ripensamenti avvenuti durante la stampa e con i difficili rapporti dell'Autore con la censura borbonica. Con questo lavoro entra per la prima volta nell'albanistica la filologia dei testi a stampa. Un altro contributo molto valido di critica testualeè il volume sulla storia del testo della Piramida di Kadaré.

Il candidato è anche autore di diverse traduzioni e introduzioni: "Diario di un intellettuale" di Fatos Lubonja, "Novelle" di Dritero Agolli, "Passeggiando all'indietro" e "Croce di Carne" di Visar Zhiti nonché di raccolte sul campo di testi nuovi e importanti di letteratura popolare. In questi lavori la precisione linguistica si unisce al gusto della resa poetica.

Nel filone della letteratura popolare rientrano anche i volumi sulle Fiabe e i Racconti in varie comunità albanesi delle province di Cosenza e di Catanzaro accompagnati da traduzione e commento che si segnalano per l'acuta e rigorosa impostazione, conservando il ritmo interno e formale degli originali; allo stesso interesse si collega il saggio su Koliqi e la tradizione orale ed anche il denso saggio sull'ottonario nel canto di Milosao di G. De Rada in cui difficili problemi di metrica vengono per la prima volta studiati in modo ampio e sistematico con risultati originali e innovativi.

Nei contributi, di taglio divulgativo, sui "Restauri linguistici" l'A. tenta di ridar vita a voci italo-albanesi insidiate nell' italiano; un taglio corretto e rigoroso hanno l' articolo sullo Skenderbeu di S. Godo e i contributi al Dizionario della letteratura mondiale del '900 che rivelano sensibilità e gusto sorretti da sicure esperienze metodologiche.

Nella prova didattica il candidato mostra coerenza nell'argomentare, chiarezza nell'esporre, e piena padronanza dei temi trattati inquadrandoli correttamente nella loro cornice storico-politica.

A parere unanime della Commissione il candidato unisce all'ottima conoscenza della lingua un metodo scientifico solido, una eccellente preparazione culturale e filologica, e buone qualità didattiche, ed è quindi pienamente idoneo all'insegnamento universitario.
 

 

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA “LA SAPIENZA”
 
 

I LR E T T O R E


VISTO il T.U. delle leggi sull'istruzione superiore, approvato con R.D. 31.8.33 n. 1592 e successive modificazioni;

VISTO il D.P.R. 10.01. 1957 n. 3 concernente lo Statuto degli impiegati civili dello Stato e successive modificazioni

VISTO il D.P.R. 11.7.80, n. 382;

VISTA la legge delega n. 28 del 21.8.80;

VISTA la legge 9.5.89, n.168;

VISTA la legge del 7.8.90 n. 241 recante norme in materia di procedimento amministrativo e diritto di accesso ai documenti amministrativi

VISTA la Legge 341 del 19.11.90e successive modificazioni;

VISTA la legge 15.5.1997 n. 127 e seuccessive modificazioni concernenti lo snellimento dell'attività amministrativa

VISTA la legge n. 210 del 3.7.98;

VISTO il D.P.R. n. 390 del 19.10.98, in particolare l'art. 4, comma 3;

VISTA la legge 370 del 19.10.99 riguardante disposizioni relative al Ministero dell'Università e della Ricerca scientifica 

VISTA la legge 488 del 23.12.99 (finanziaria 2000) 

VISTOil D.R.6.9.99 pubblicato sul supplemento alla G.U. - 4a serie speciale- n. 75 del 21.09.99 con il quale è stata bandita, tra le altre, una procedura di valutazione comparativa per un posto di Professore di ruolo di Fascia per il settore s/d L09Cdella Facoltà di Lettere e filosofiadi questo Ateneo;

VISTI i DD.RR. 3.4.2000 e 8.1.2001 con i quali è stata costituita la Commissione giudicatrice per lavalutazione di cui sopra;

VISTI i verbali redatti dalla Commissione giudicatrice:

ACCERTATA la regolaritàformale degli atti
 

 

D E C R E TA


Art. 1 - Sono approvati gli atti della Commissione giudicatrice nominata per la procedura di valutazione comparativa per un posto di Professore di ruolo di I Fascia per il settore s/dL09Cpresso laFacoltà di Lettere e filosofiadi questo Ateneo.

Art. 2 - Al termine della procedura risultano dichiarati idonei, elencati in ordine alfabetico, i seguenti candidati:
 

 

Italo Costante FORTINO

Matteo MANDALA'

Elio MIRACCO
 

 

Gli atti della procedura verranno trasmessi alla Facoltà che ha richiesto il bando per gli adempimenti previsti dall'art. 4 del D.P.R. 390/98.

Saranno altresì inviati al Ministero per gli adempimenti di competenza.

Il presente decreto sarà inviato a tuttii candidati a norma di quanto stabilito dallo stesso art. 4 del citato D.P.R.

Il presente decreto sarà assunto nella raccolta interna ai sensi dell'art. 7, comma 10, della Legge 168/89. 
 

 

Roma, 02/07/2001

                                                                                                IL  RETTORE