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"Nova humanitas": la sfida in prosa e poesia latina

10-10-2017

giovedì 12 ottobre, ore 16.30
Aula Odeion - Facoltà di Lettere
Piazzale Aldo Moro 5 - Roma

Latino che passione! Giovedì 12 ottobre, presso l'Aula Odeion della Facoltà di Lettere e filosofia, alla presenza del Rettore Eugenio Gaudio, saranno premiati i primi tre classificati del Certamen latinum "Nova humanitas", la competizione tra studenti a colpi di prosa e poesia latina.
Rispetto agli altri certami esistenti, Nova humanitas ha la caratteristica unica di essere stato concepito in ambiente universitario, in particolare nel corso di Lettere classiche della Sapienza, e di rivolgersi agli studenti sia delle lauree triennali, sia degli ultimi anni delle scuole superiori.
Per la I edizione, il tema scelto dalla Commissione composta dai docenti Leopoldo Gamberale, Michelina Panichi, Andrea Cucchiarelli e Michela Rosellini, è stato: Sic caelum atque animum mutant qui trans mare currunt (De nostrae aetatis migrantibus), che si può tradurre "Così cambiano cielo e animo coloro che attraversano il mare (Sui viaggiatori del nostro tempo)". Si tratta di un riadattamento di un celebre verso di Orazio, già parafrasato e reinterpretato da Seneca, che suona Caelum, non animum mutant, qui trans mare currunt (Epistole 1, 11, 27).
Al concetto, tipico del moralismo antico, secondo cui è inutile viaggiare cercando di sfuggire al proprio animo (e soprattutto alle proprie angosce), si è voluto sostituire un concetto più attuale: cambiando terra si cambia spesso anche animo e mentalità.

“Il tema si prestava a varie interpretazioni – sottolinea Andrea Cucchiarelli docente di Letteratura latina alla Sapienza - perché il termine migrantes, che in latino è generico, fa pensare in italiano in primo luogo ai "migranti", ma altre strade percorribili dai candidati potevano essere quelle dell'emigrazione per lavoro dell'Otto-Novecento (che tanto ha coinvolto i lavoratori italiani), della migrazione intellettuale (la cosiddetta "fuga dei cervelli"), ovvero del viaggio come turismo, divertimento o in generale scelta di vita”.

La sfida ha prodotto risultati inaspettati. I candidati hanno dato prova di creatività – coniando per esempio neologismi mutuati dalla contemporaneità, come la parola "scaphistae" – e di capacità metrico-stilistiche notevoli, come testimoniano i 250 esametri del componimento del primo classificato.

“Il successo dell’iniziativa dimostra che il latino non è una lingua morta, anzi sopravvive nei dialoghi quotidiani perché è all’origine delle strutture grammaticali e morfosintattiche che adoperiamo – prosegue Cucchiarelli -  Inoltre lo studio di questa, come di altre lingue antiche, può stimolare, soprattutto nei giovani, curiosità e capacità critica. È come navigare in rete: si possono scoprire mondi lontani, creando infiniti link con il passato”.

A tal fine il Certame, nel contesto di varie iniziative come la certificazione linguistica del latino, intende proseguire negli anni, svolgendo una funzione di stimolo alla conoscenza e alla pratica della lingua latina e valorizzandone la componente "viva" e "vitale".  
Su questi temi il docente emerito della Sapienza Leopoldo Gamberale terrà, all'interno della cerimonia di premiazione del 12 ottobre, la lectio magistralis dal titolo: "Scrivere in latino, oggi".

Focus

I tre vincitori

I concorrenti che sono risultati vincitori rappresentano le varie tipologie di studenti chiamati a partecipare: il primo classificato, Nicolò Campodonico, è uno studente della Scuola Normale Superiore di Pisa; il secondo, Marco Fattori, è uno studente del Corso di laurea in Lettere classiche della Sapienza; il terzo, Alessandro Froio, attualmente iscritto alla Facoltà di Medicina della Sapienza, era all'epoca del bando uno studente del Liceo romano Tacito. 

In particolare il primo classificato, Nicolò Campodonico ha realizzato un componimento al modo delle Bucoliche virgiliane, miscelando il tema dell'emigrazione intellettuale con il tema del flusso migratorio dall'Africa in Italia. Campodonico racconta la storia della pastorella-poetessa Amarillide che decide di lasciare la sua terra d'origine, l'Arcadia, perché amareggiata dalla difficoltà di riuscire a insegnare poesia: l'autoritario maestro, Polifemo, le ha preferito un altro allievo, più dimesso e pronto all'adulazione. Il suo interlocutore, l'anziano Alfesibeo, che in precedenza era stato suo maestro di canto, al sentire l'allieva decisa a trasferirsi in Italia, le racconta la triste vicenda dei profughi di guerra libici, anche loro pastori, che rischiano la vita per raggiungere quella terra che suscita tante speranze in ogni punto del Mediterraneo.