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La storia

Cappella universitaria

Tra passato e futuro: la cappella della Sapienza da sessant’anni, una “casa” nell’università

All’origine, il dono del Papa

La storia della Cappella della Sapienza ha inizio nel 1947, quando il papa Pio XII decide di donare alla Città universitaria una Cappella, così come la chiesa di S. Ivo alla Sapienza era sempre stata a disposizione della comunità dello Studium urbis nell’antica sede di corso Rinascimento. Il particolare momento storico, negli anni dell’immediato dopoguerra e della ricostruzione nazionale, rende necessario che la Chiesa riparta dall’Università per riaffermare i propri valori di fronte all’ateismo e anticlericalismo dilaganti. Il progetto architettonico viene affidato a Marcello Piacentini, autore già del complesso di edifici della nuova Sapienza.

Le attività della Cappella fin dai primi anni si caratterizzano per essere una risposta a richieste esplicite, provenienti da parte di universitari, laureati e persino studenti di scuole superiori: la Cappella non impone se stessa e le proprie prospettive, ma si pone al servizio di quanti ad essa si rivolgono. La risposta ai bisogni degli universitari sarà sempre uno dei tratti peculiari che contraddistingueranno, insieme ad altri, le iniziative realizzate.

Per i primi dieci anni la conduzione è curata da sacerdoti della Diocesi di Roma, mentre a partire dal 1958 la Cappella è affidata all’allora Provincia Romana della Compagnia di Gesù, la quale, divenuta successivamente Provincia d’Italia, continua tutt’oggi la sua opera all’interno della Sapienza. I Gesuiti fanno dell’inculturazione della fede una propria missione e pertanto trovano nei servizi resi all’Università l’ottimale contesto di esplicazione. Motivi storici non sono estranei a questa attitudine: proprio dall’Università a Parigi prende vita la Compagnia di Gesù, quando nel 1534 S. Ignazio di Loyola riunisce il primo gruppo di compagni.

I Gesuiti proseguono naturalmente le attività intraprese dai loro predecessori, quali l’offerta del sacramento della Riconciliazione e la celebrazione delle sante Messe (si inizia con quelle dei giorni festivi, per poi passare gradualmente, nel corso degli anni, a quelle feriali, fino alle odierne tre liturgie quotidiane e una festiva), nonché una presentazione delle Facoltà agli studenti delle scuole superiori; incontri sui temi del pensiero cattolico e proposte di letture bibliche settimanali. Inizialmente, essi conducono anche una vera e propria analisi della situazione religiosa nell’Università, riscontrando una carenza di riflessione nei giovani sul senso ultimo della vita e della realtà, una scarsa coscienza di sé tra i cristiani, ma anche una limitata conoscenza reciproca, dovuta all’assenza di una strutturazione delle iniziative per Facoltà e per anni di corso. Di qui la decisione dell’équipe pastorale che opera in Cappella (che viene a essere costituita sempre più non solo dai Padri e da giovani religiosi in formazione ivi residenti, ma anche da collaboratori esterni: l’articolazione perdura fino a oggi e in alcuni momenti ha visto il supporto anche di alcune congregazioni di suore) di porsi come obiettivi principali una maggiore unità dei cristiani nella Sapienza, attraverso un più efficace coordinamento e integrazione delle varie realtà cattoliche già presenti al suo interno, l’impegno a coinvolgere tutti coloro che operano nell’Università, senza limitarsi ai cattolici, ma raggiungendo anche i più “lontani”. Con questo spirito si intraprendono nuove attività che comprendono corsi di teologia, gruppi di ricerca e di meditazione, un convegno annuale in periodo estivo, in una sede extracittadina, per la riflessione e il bilancio dell’anno trascorso e la programmazione per l’anno successivo. Ovviamente per il completo raggiungimento di tutti questi traguardi non viene trascurato l’impegno nelle relazioni con il mondo accademico, con l’Azione cattolica già fortemente attiva, con il clero diocesano e la Chiesa locale.

  1. Partecipi di grandi eventi

    Papa Paolo VIDopo questa fase di impostazione ha inizio un decennio caratterizzato da grandi eventi. Nei primi anni sessanta la Santa Sede guarda con grande interesse all’operato della Compagnia nella Sapienza: oltre ad averne testimonianza nelle relazioni ufficiali, riscontriamo una conferma tangibile nella visita del 14 marzo 1964 di Papa Paolo VI, colui che ancora Monsignor Montini, circa 15 anni prima, aveva presieduto alla cerimonia di dedicazione della Cappella Aeternae Sapientiae. Il Pontefice, primo Papa dopo l’Unità d’Italia a recarsi presso lo Studium urbis, è accolto dal Rettore in aula magna. Con le sue parole Egli sottolinea l’impegno nella ricerca della verità condotto da Chiesa e Università, con la sola differenza degli “strumenti e metodologie” propri di ognuna. Questo intervento dà maggior senso all’iniziativa avviata dai Padri, in quello stesso anno accademico, in direzione di un approfondimento del rapporto tra scienza e fede. Paolo VI celebra poi in Cappella l’Eucarestia, invitando i giovani a essere “forti” e “fedeli” e a non smettere mai di condurre una continua verifica interiore del loro vissuto. Il fervore di questi anni è testimoniato, inoltre, dalla realizzazione di varie attività di stampo culturale anche al di fuori dello spazio fisico della Cappella: presso circoli giovanili, nei pensionati universitari, dovunque sia possibile, sempre nell’intento di raggiungere tutti e di favorire l’unità. La metà del decennio e l’inizio della contestazione all’interno dell’Università, che sfocia poi nei fatti del Sessantotto e non solo, coinvolgono in vario modo la Cappella, che si trasforma perfino in “ospedale da campo” durante gli scontri più violenti tra studenti e forze dell’ordine e vive anche temporanei isolamenti (a causa degli sbarramenti invalicabili creati all’interno della Città universitaria). Nonostante questo clima di tensione, si cerca di portare avanti, pur nelle notevoli difficoltà, le consuete iniziative, introducendo e stimolando però, attraverso formule adeguate, una costante riflessione sugli eventi.

    Le conseguenze di tali eventi si avvertono nello speciale “raccoglimento” che caratterizza le attività e il servizio dei Gesuiti nella Cappella della Sapienza all’avvio degli anni settanta. Questa la risposta opportuna alle nuove esigenze dei destinatari di tale servizio, poiché i cappellani ed i collaboratori sentono che non è richiesto loro in quel momento un impegno generico di tipo sociale, culturale e intellettuale e che è più importante concentrarsi sull’aspetto propriamente spirituale, di fede e liturgico. Così trascorre il nuovo decennio, al termine del quale nuove tensioni ed episodi violenti sconvolgono l’Università (si pensi al rapimento e successivo assassinio di Aldo Moro) e la Cappella, essa stessa, è oggetto di una vera e propria occupazione. Il passaggio al nuovo decennio non è indolore, poiché l’ambiente universitario è preso di mira dai militanti terroristi, in quanto luogo di formazione delle coscienze e fonte di nuove cooptazioni alla causa eversiva. Tuttavia, il modus operandi dei Padri questa volta non è solo del “raccoglimento” spirituale, come in passato, bensì dell’azione: a ciò esorta lo stesso Papa Giovanni Paolo II in un incontro con il Cappellano di allora, al quale suggerisce di uscire dalla Cappella, per andare incontro a tutti gli universitari e non limitarsi a coloro che vi entrano spontaneamente. In ciò si concretizzano un principio e un tema che divengono poi una costante dello spirito dei Cappellani: l’accoglienza. Proprio da essa deriva, quindi, l’iniziativa di servirsi della cripta, opportunamente ristrutturata e adeguata, per creare una sala studio, una biblioteca, una sala conferenze, un palco e una struttura per le proiezioni, da mettere a disposizione degli studenti sia per il loro impegno strettamente accademico sia per le iniziative di approfondimento di particolari temi, sotto le forme più varie (conferenze, dibattiti, e persino spettacoli). L’orario di apertura quotidiana si prolunga arrivando a coprire lo spazio tra le 7.30 e le 20.00; si avvia l’abitudine di porre all’interno della chiesa gli “Appunti per pregare” (che ancora oggi continuano spunti per la meditazione personale) e la sala studio (aperta dalle 9.00 alle 17.00, l’anno successivo fino alle 18.00, oggi fino alle 19.00) viene affidata alla gestione di volontari, che si preoccupano del giusto clima da instaurare con i compagni e della salvaguardia di un certo ordine. Per attuare ancor più pienamente lo spirito dell’accoglienza, nel 1987, oltre a far sì che gruppi, associazioni e movimenti costituiscano una presenza più consolidata, si introduce un servizio di informazione sugli alloggi, per aiutare gli studenti fuori sede a trovare stanze e posti letto da affittare. Il positivo riscontro di tale servizio è di favorire contemporaneamente la conoscenza della proposta cristiana della Cappella. Poco tempo dopo esso diviene parte integrante dell’attività del neonato Centro accoglienza studenti. Quest’ultimo nel suo stesso nome palesa lo spirito fondamentale, più volte già sottolineato, dell’intera filosofia della Cappella e costituisce tuttora una sua importante realtà, in quanto servizio di raccordo delle attività proposte dall’équipe pastorale, dai gruppi, associazioni e movimenti e di prima informazione su tutto il “mondo” della Cappella, nonché luogo di svolgimento di un’esperienza di volontariato per quanti vogliano fare dono del proprio tempo e della propria collaborazione. Durante gli anni Ottanta, inoltre, al fine di riprendere una buona relazione con il mondo accademico, si trasformano gli incontri con i docenti, ancora impegnati nella riflessione come il tema del rapporto tra scienza e fede, in vere e proprie “giornate comunitarie”.

  2. Il passaggio al nuovo millennio

    Papa Giovanni Paolo IILe contestazioni studentesche riemergano nuovamente avvio dell’ultimo decennio del II millennio. Alcuni universitari creano in Cappella un comitato, composto anche da rappresentanti di varie realtà ecclesiali romane, per aprire un dialogo costruttivo, e certamente aiutano a non far sfociare questa nuova protesta negli estremismi del passato. Il 19 aprile 1991 Giovanni Paolo II fa dono alla Sapienza, per la seconda volta, della visita di un Pontefice. Partecipa, innanzi tutto, al Forum dei Rettori delle Università europee dell’Est e dell’Ovest (organizzato in un momento storico internazionalmente significativo: fine della guerra fredda e caduta dei regimi comunisti in Europa orientale), criticando la “parcellizzazione” del sapere, che costituisce il lato negativo della formazione universitaria, e invitando ad un “nuovo umanesimo”, fondamentale per l’instaurazione del dialogo tra Occidente e Oriente, Nord e Sud, obiettivo per cui l’Università rappresenta un ottimo punto di partenza. Sul Piazzale della Minerva si svolge una seconda tappa, che vede l’incontro del Papa con gli studenti: egli esorta a non rinunciare mai ad “approfondire [...] le fondamentali questioni dell’esistenza” e a tenere presente che essi sono, con tutte le giovani generazioni, il principale interesse della Chiesa. Verso di loro è rivolto l’impegno della comunità credente ad accompagnarli nel percorso di crescita e di formazione. Infine, in Cappella, Giovanni Paolo II parla agli studenti cattolici e a tutti i collaboratori della Pastorale Universitaria, raccomandando di rendere l’ evangelizzazione della comunità universitaria più omogenea e unita possibile, di non rivolgersi unicamente agli studenti ma anche a docenti e personale amministrativo, di continuare sulla strada dell’accoglienza e concentrarsi sulla testimonianza profetica, sull’impegno etico e missionario: questi i fondamenti del lavoro futuro. Da un punto di vista istituzionale, il primo passo per dare attuazione alle parole del Santo Padre è la creazione del Consiglio pastorale e il secondo l’istituzione di Cappellanie nelle facoltà con sede distaccata dalla Città universitaria. Si inizia a tenere periodicamente anche un’assemblea di tutti i gruppi, associazioni e movimenti per valutare le attività compiute e programmare le iniziative future (equivalente al Coordinamento odierno). Gli anni Novanta sono soprattutto caratterizzati dall’iniziativa “Credenti e non credenti a dialogo”, che vede periodicamente a confronto illustri docenti e rappresentanti del mondo cattolico su questioni importanti per l’uomo; l’esperienza di scambio culturale con l’Albania, con una visita di studenti e docenti italiani a Tirana e successivamente un soggiorno di giovani albanesi a Roma, nonché le solenni celebrazioni per il 50° anniversario di dedicazione della Cappella (1998).

    Il passaggio al nuovo millennio, con il coinvolgimento nell’anno giubilare del 2000, accuratamente preparato e vissuto dalla comunità della Cappella, avviene all’insegna dei grandi eventi che ne caratterizzeranno i primi anni: a cominciare dall’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, che apre la stagione del terrorismo di matrice islamica ripetuto a Madrid e a Beslan nel 2004, per citare i casi più noti. E’ ora necessario, dopo alcune anticipazioni già alla fine degli anni Novanta, aprire dibattiti e suscitare riflessioni e approfondimenti sulle questioni interreligiose, sull’Islam e sulla delicata situazione internazionale. Tali iniziative registrano un successo notevole e un’attiva partecipazione del pubblico, più che in altre analoghe: evidentemente grande è l’interesse per un tema tanto scottante e attuale. In connessione con questo difficile momento e per aprire una via al confronto e all’approfondimento, i Padri avviano una nuova pubblicazione periodica “Appunti della Cappella”, e dedicano una giornata annuale alla preghiera ecumenica, con le confessioni cristiane (cattolica, ortodossa, evangelica).

    Altro episodio importante di questi anni è la scomparsa di Giovanni Paolo II, il Papa che per molte generazioni di giovani e di universitari è stato un punto di riferimento, noto fin dall’infanzia. A lui vengono dedicate commemorazioni segnate da profonda commozione e corale partecipazione, anche istituzionale e accademica. Ma per la Chiesa romana e la Cappella in particolare si registrano ancora dolorose perdite: don Andrea Santoro, impegnato in Turchia in un progetto di dialogo interreligioso, chiaramente molto pertinente alla particolare fase storica (che era venuto in Cappella proprio poco prima di ripartire per Trabzon), e p. Claudio Rossi s.j., vice cappellano, membro della comunità dei Padri, che aveva alle spalle un’importante esperienza internazionale e una grande sensibilità spirituale. Per ciò che concerne la vita strettamente universitaria, la Cappella si impegna su due aspetti: un primo bilancio dell’applicazione della riforma universitaria, appunto, e una valutazione dell’entità, del valore e del significato dell’associazionismo negli atenei. Sul versante culturale e insieme relazionale si collocano il gemellaggio con l’École Polytechnique di Parigi - con viaggi periodici di studenti italiani a Parigi e francesi a Roma - e l’adesione della Cappella, con momenti propri di spettacolo, alla manifestazione della Notte Bianca delle tre Università romane. In collaborazione con la Diocesi e la Pastorale Universitaria di Roma si struttura il Pellegrinaggio degli Universitari ad Assisi, giunto oggi alla quinta edizione, che costituisce il primo momento di incontro dell’anno accademico tra gli studenti e che ha sempre registrato poi un proseguimento di rapporti, collaborazioni e amicizia, fino alla creazione di un vero e proprio “Gruppo di Assisi” (2006). Naturalmente, in tutto questo non vengono meno le attività “ordinarie”, soprattutto di tipo spirituale: le messe, le confessioni, le letture bibliche, i servizi dell’accoglienza e le attività di gruppi, associazioni e movimenti gravitanti intorno alla Cappella.

  3. Un vitale punto di riferimento

    Tantissime sono le iniziative che in questo breve resoconto[1] non è possibile descrivere dettagliatamente: il “Gruppo del Bollettino” degli anni Sessanta (impegnato nella lettura critica delle principali riviste cattoliche), la preparazione dei momenti più importanti dell’anno liturgico (dapprima la Pasqua, oggi anche il Natale), le attività di volontariato nel vicino Policlinico Umberto I, la nascita di comunità di scolastici gesuiti all’esterno della Cappella (ma intensamente impegnati sia in essa che nel tessuto sociale del quartiere di residenza) l’attività della Comunità di Vita Cristiana CVX, gli Esercizi Spirituali, le “vacanze fuori” porta dei Padri con gli studenti, la catechesi per cresimandi e futuri sposi, le riflessioni su importanti eventi di cronaca (come la scomparsa delle vittime dei disordini, Paolo Rossi, Domenico Congedo, Vittorio Bachelet, o di noti personaggi internazionali, Martin Luther King, o della studentessa Marta Russo tragicamente uccisa nella città universitaria), le esperienze di solidarietà (da ultimo “Per qualcosa di buono” con il sostegno a un Centro per bambini di strada a Kinshasa e ora al progetto Adopt Srebrenica), le performances teatrali di vario genere, la presentazione Encicliche (a partire dalla Pacem in Terris di Giovanni XXIII fino alla recentissima Spe Salvi di Benedetto XVI). Queste e tante altre attività hanno animato la vita di numerose generazioni di universitari, e non solo, che si sono succedute negli ultimi sessanta anni alla Sapienza. Alcune iniziative continuano, altre si sono concluse, altre ancora sono state riprese dopo interruzioni o hanno cambiato nome e forma, ma tutte concorrono al completamento di una formazione accademica sia spirituale che umana. Con esse la Cappella si presenta davvero come un punto di riferimento vitale dell’Università, a tal punto da essere considerata da ognuna di queste generazioni come una “casa” nella Sapienza.

Eleonora Moccia

[1] Esso si propone come una sintesi, con pochi essenziali aggiornamenti, del ben più ampio e puntuale lavoro di O. Di Pumpo e M. L. Napolitano, Un ponte tra Vangelo e cultura. La Cappella dell’Università “La Sapienza” di Roma (1948-1998), al quale si rinvia per tutte le citazioni. Per gli anni più recenti (1999-2007) si consulti il rapporto annuale “La storia della Cappella continua” redatto a cura di Marcella Iandolo (inedito).

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