Out of Eurasia: pubblicato uno
studio che colloca nel Vecchio continente una tappa fondamentale dell’evoluzione
verso l’Homo sapiens
In alcune fasi dell’evoluzione del genere Homo l’Eurasia ha avuto un ruolo
importante, se non cruciale. Lo conferma uno studio condotto da un gruppo di
ricerca internazionale al quale ha partecipato la Sapienza. Lo studio sarà
pubblicato questa settimana on line dalla prestigiosa rivista americana Pnas (Proceedings
of the National Academy of Sciences), con il titolo “Dental evidence on the
hominin dispersals during the Pleistocene”.
L’équipe, coordinata dagli scienziati del Centro Nacional de Investigación sobre
la Evolución Humana (Cenieh) di Burgos, in Spagna, ha raccolto dati, riguardanti
in particolare la dentatura, su un vasto numero di reperti fossili. Sono stati
analizzati gli aspetti morfologici di quasi 3000 denti appartenenti a diverse
specie del genere Homo - Homo habilis, Homo erectus e Homo neanderthalensis e la
nostra stessa specie Homo sapiens - vissuti in un’epoca compresa tra due milioni
di anni fa e il presente. Questa vasta opera di campionatura, alla cui
validazione ha lavorato Giorgio Manzi, docente di paleoantropologia del
dipartimento di Biologia animale e dell’uomo dell’Università Sapienza, sembra
confermare l’ipotesi di un ruolo cruciale dell’Eurasia nell’evoluzione verso la
specie sapiens.
Questa ipotesi, che segna una soluzione di continuità in un percorso evolutivo
considerato finora esclusivamente africano, era già emersa in seguito al
rinvenimento a Ceprano, nel Lazio, di un cranio di 800 mila anni fa. Dal punto
di vista morfologico il reperto, il più antico mai trovato in Italia,
rappresenta un punto di raccordo tra le forme del periodo di origine del genere
Homo (due milioni e mezzo di anni fa) e quelle della comparsa della nostra
specie (200 mila anni fa circa). Esso mostra caratteristiche tali da far pensare
a una sorta di "anello di congiunzione", punto di partenza comune dal quale si
sarebbero generate la linea evolutiva che nel corso dell'ultimo mezzo milione di
anni ha condotto, in Europa, all'affermazione dell'uomo di Neanderthal e una
seconda linea, più probabilmente africana, che ha portato alla comparsa e
successiva diffusione della nostra specie (Sapiens). L’uomo dunque sarebbe
comparso sulla terra “out of Africa” grazie a una fase precedente “out of
Eurasia”.
Info
Professor Giorgio Manzi![]()
Professione comunicatore
scientifico
Creare un ponte tra il mondo scientifico biomedico e il resto della società, è
l’obiettivo del master “Le scienze della vita nel giornalismo e nei rapporti
politico-istituzionali”, giunto alla seconda edizione. Organizzato dal
dipartimento di Genetica e biologia molecolare Charles Darwin della facoltà di
Scienze matematiche, fisiche e naturali, il corso di studi mira a formare figure
professionali in grado di svolgere una corretta funzione di comunicazione in
campo biomedico, come giornalisti scientifici, comunicatori specializzati per le
aziende e il mondo delle istituzione pubbliche e manager per il reperimento e la
gestione di risorse per la ricerca.
Il master si avvale di un corpo docente costituito da qualificati scienziati e
professori della Sapienza e di altre università e centri di ricerca italiani,
oltre che dai più noti giornalisti scientifici nazionali. Ha durata annuale e
prevede una settimana di frequenza al mese, con didattica frontale, sessioni
tematiche, laboratori giornalistici e stage. Le materie previste sono intese a
fornire conoscenze di area biomedica, umanistica, giuridico-economica e
comunicazione (teoria e pratica dei linguaggi giornalistici per carta stampata,
radio, TV e web).
Oltre alle lezioni teoriche e pratiche, sono previsti eventi di approfondimento
e confronto pubblico, organizzati in collaborazione con la Fondazione Sigma Tau,
con la partecipazione di ricercatori e comunicatori internazionali. Il bando per
il concorso di ammissione è disponibile on line all’indirizzo
www.mastersgp.it/ammissione/?c=Bando .![]()
aggiornamento a cura dell'ufficio stampa e comunicazione -
2007