Dall'acqua del Kothon affiora il dio guaritore dei Fenici.

La missione archeologica de “La Sapienza”a Mozia ha completato nel corso della campagna 2005 lo scavo del  “Tempio del Kothon”, un edificio sacro che svela la funzione del misterioso bacino artificiale fenicio sull’isola siciliana. La vasca, alimentata da acque dolci, faceva parte di un complesso dedicato a una divinità infera cui erano attribuiti poteri di guarigione. Le ipotesi formulate in passato indicavano invece che il Kothon potesse essere un bacino di carenaggio per la riparazione di imbarcazioni, ipotesi coerenti con la forte connotazione mercantile e marinara della civiltà fenicia.

Dal 2002 la missione del primo Ateneo capitolino ha ripreso le attività di scavo nell’isola posta al centro dello Stagnone di Marsala, che fu importantissimo centro fenicio e punico nei secoli IX-IV a.C. Durante quattro anni di ricerche nella regione del Kothon – così è chiamato il bacino artificiale scavato nella roccia e rivestito di blocchi dalla funzione enigmatica che occupa l’angolo sud-occidentale dell’isola – la Missione ha portato alla luce un monumentale edificio sacro, denominato Tempio C, adiacente il lato lungo orientale del Kothon, in uso dal VI al IV secolo a.C. e caratterizzato da un portale monumentale fiancheggiato da pilastri sormontati da capitelli eolici di tipo cipriota, con un facciata larga 24 m e una planimetria interna suddivisa in cinque navate da pilastri disposti ogni 6 cubiti (3,15 m).

L’edificio più antico era caratterizzato dalla presenza dei monumentali pilastri e dall’uso di blocchi e lastre di grandi dimensioni, un gruppo dei quali era stato successivamente raccolto in una favissa, nella quale era stato sepolto il grande obelisco che, in origine, era infisso nella corte di fronte al pozzo sacro. Lo stesso pozzo era stato colmato con i resti delle decorazioni architettoniche della facciata del tempio, smontati dopo la conquista e distruzione dell’isola ad opera del tiranno Dionigi di Siracusa nel 397/6 a.C.. Sulle rovine del tempio monumentale sorse un santuario a cielo aperto (Santuario C3) che ha restituito una messe straordinaria di rinvenimenti, distribuiti attorno a diversi altari e installazioni per sacrifici e in un campo di offerte con numerosissimi resti di animali (in particolare corna di cervo, ma anche conchiglie), oggetti metallici (chiodi, lingotti, placchette, grappe) e ceramiche, anche di produzione siceliota e greca oltre che punica.

Il legame tra il Tempio e il bacino del Kothon è stato definitivamente compreso nella campagna di scavi 2005, con l’esposizione della grande platea che serviva da banchina tra il tempio e la vasca sacra e con la scoperta che la vasca era alimentata di acqua dolce da una falda acquifera appositamente captata in loco (qui era stato rinvenuto un vaso di marmo pregiato egiziano della XXVI Dinastia). Il tempio era dedicato ad una divinità infera, che, tuttavia, dallo stretto rapporto con le acque dolci, assumeva anche la funzione di dio guaritore.
 

Domenica, 26 febbraio 2006

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