PROGETTO SUNRISE PER INTERNET SOTTO IL MARE

La Sapienza coordina un progetto internazionale che sta sperimentando robot subacquei per costruire una rete internet sotto il mare. Le tecnologie si basano sul suono, imitando i segnali che si scambiano i cetacei

La Sapienza coordina un consorzio internazionale che sta sperimentando software e hardware, cioè robot subacquei, che in futuro permetteranno di connettere gli ambienti sottomarini strutturando una rete internet in uno dei domini naturali tradizionalmente più ostili all'uomo. Il progetto, denominato “SUNRISE: Building the Internet of Underwater Things”, ha un obiettivo ambizioso ma anche tante sfide tecnologiche da vincere. Conoscere i meccanismi che presiedono al funzionamento dei segnali sott’acqua, capire come si può favorirne la propagazione e quali sono gli ostacoli che si oppongono alla loro corretta trasmissione rappresentano i passaggi decisivi dell'operazione. Il progetto, sostenuto dalla Commissione europea nell'ambito del 7° Programma quadro e menzionato tra gli highlights di CORDIS, il principale portale e archivio pubblico della Commissione europea per la diffusione di informazioni riguardanti i progetti di ricerca finanziati dall'UE, è coordinato da Chiara Petrioli, docente del dipartimento di Informatica e del CIS - Centro di ricerca di Cyber Intelligence and Information Security della Sapienza Università di Roma.
Il suono è la chiave di volta individuata da Sunrise per la comunicazione subacquea: imitando i segnali di cui la natura ha dotato balene e delfini, alcuni modem acustici potranno far dialogare robot disposti in 'federazione' nel mare.  Attualmente l’informazione viaggia, in ambito marino, a una velocità di pochi kilobit al secondo, molto meno dei 56 kilobit al secondo dei vecchi modem analogici. Questo perché il suono ha una velocità notevolmente più bassa rispetto a un'onda radio che si propaga nell'atmosfera. Le difficoltà sono accresciute poi dal 'rumore' prodotto dalla fauna marina, ma soprattutto dalle attività umane, si pensi al passaggio delle navi o all’estrazione di idrocarburi. Tra le finalità delle sperimentazioni non c’è solo la “mera” comunicazione di dati ma anche la possibilità di sviluppare applicazioni utili per la sicurezza marina e il ritrovamento di relitti nei fondali. I sensori dei robot marini consentiranno il monitoraggio di reef, barriere coralline, vulcani marini, la prevenzione di tsunami, guasti a piattaforme e condotte e permetteranno la ricostruzione in 3D di siti archeologici sommersi e di fondali marini, a scopo scientifico. Oltre che consentire operazioni di search & rescue di cose e persone. Quest'ultimo scenario è stato recentemente testato nei mari di Porto dove la missione assegnata ai robot era ritrovare un container caduto da una nave. Del consorzio Sunrise fanno parte vari partners internazionali provenienti dal mondo universitario, industriale e militare: la NATO Science and Technology Organisation, le università di Porto, Twente e New York (o Northeastern University). I modem acustici sono stati invece realizzati dalla EvoLogics in collaborazione con WSense, spinoff della Sapienza Università di Roma.

Mercoledì, 29 ottobre 2014

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