L’inerzia del sonno e il pigro risveglio del cervello

Pubblicati su Neuroscience i risultati di uno studio italiano sulla minore efficienza della corteccia cerebrale nei primi minuti dopo il risveglio

Pubblicati su Neuroscience i risultati di uno studio italiano sulla minore efficienza della corteccia cerebrale nei primi minuti dopo il risveglio

I ricercatori hanno identificato per la prima volta la base cerebrale del fenomeno che, molto efficacemente, è stato definito “inerzia del sonno” e consiste in una dissociazione tra la percezione di essere svegli (verosimilmente legata a una ripristinata attività elettrica tipica dell’individuo vigile nelle regioni cerebrali anteriori) e un rallentamento delle capacità sensoriali e di integrazione, mediato dalle aree più posteriori del cervello.
Nei primi 5 minuti dopo il sonno l’intera corteccia cerebrale presenta una consistente diminuzione dell’attività elettrica a elevata frequenza, tipicamente associata a uno stato di veglia vigile.
Lo studio condotto da ricercatori del dipartimento di Psicologia della Sapienza e dell’Associazione Fatebenefratelli per la Ricerca (AFaR), insieme a ricercatori delle università dell’Aquila e Bologna, ha dimostrato che le aree cerebrali posteriori coinvolte nell’analisi e integrazione delle informazioni sensoriali sono quelle che continuano a presentare un’attività elettrica sincronizzata tipica del sonno, come se fossero le più “lente” a risvegliarsi.
La scoperta presenta prospettive potenzialmente applicative per tutte quelle professioni che richiedono una rapida operatività (vigili del fuoco, operatori sanitari di pronto soccorso, forze dell’ordine, ma anche astronauti e militari impegnati in scenari bellici), attraverso un sistema di sensori elettroencefalografici (EEG) a scarsa intrusività e compatibili con lo svolgimento delle singole attività professionali che determinino, nelle singole regioni cerebrali, il livello critico per garantire prestazioni adeguate.

Martedì, 08 marzo 2011

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