Una vita arricchita per proteggere il cervello

Un gruppo di ricercatori di Sapienza e dell’Istituto Pasteur di Roma ha presentato i risultati di una ricerca che apre nuove prospettive sull'influenza delle condizioni di vita sullo sviluppo e progressione dei tumori cerebrali. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, dimostra per la prima volta la possibilità di ridurre l'insorgenza e la crescita del glioma, un tumore cerebrale altamente invasivo e non curabile, attraverso un intervento preventivo sugli stili di vita. «L’esposizione a un ambiente arricchito da una maggiore varietà di stimoli sociali, sensoriali e motori rispetto alla norma» spiega Cristina Limatola del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia della Sapienza «rallenta la proliferazione delle cellule tumorali, riduce la massa del glioma e aumenta i tempi di sopravvivenza. Tali studi sono stati effettuati in un modello animale della malattia, facendo crescere  topi, sin dallo svezzamento, all'interno di gabbie standard, in coppia (ambiente normale), o in gruppi di 10-15, all'interno di gabbie di dimensioni maggiori del normale, nelle quali sono presenti un gran numero di oggetti da esplorare (giochi, piccoli labirinti, carta per costruire il nido) e utilizzare per attività motoria (ruote per correre, altalene), dove gli animali possono anche stabilire relazioni sociali complesse (ambiente arricchito).» 
I ricercatori hanno identificato due dei meccanismi coinvolti in questa azione inibitoria: uno dipendente dall'azione diretta del BDNF (fattore neurotrofico cerebrale) sulle cellule tumorali, dove questa neurotrofina, prodotta in misura maggiore nel cervello dei topi mantenuti in ambiente arricchito, agisce direttamente sul recettore TrkBT1, espresso dalle cellule tumorali, inibendone la migrazione e quindi l'invasione nel parenchima cerebrale sano. La somministrazione esogena di BDNF nei topi con il glioma ha effetti ampiamente sovrapponibili a quelli indotti dall'ambiente arricchito. Il secondo meccanismo descritto richiede la produzione di IL-15 da parte di una popolazione cellulare costituita dalla microglia e dai macrofagi che infiltrano la massa tumorale, e che agisce stimolando l'attivazione delle cellule Natural Killer (NK) e la loro infiltrazione nel tumore. 
«Con il nostro lavoro» spiega Angela Santoni del Dipartimento di Medicina Molecolare «dimostriamo che IL-15 attiva le cellule Natural Killer (NK) che proteggono l’organismo da infezioni e tumori, uccidendo le cellule tumorali (in questo caso del glioma) o le cellule infettate e promuovendo altre risposte immunitarie. Quando le cellule NK vengono eliminate, infatti, l’esposizione a un ambiente “arricchito” e la stessa IL-15 non sono più in grado di esercitare gli effetti inibitori nei confronti del glioma». 
Questo lavoro apre nuove possibilità di utilizzo del BDNF e dell'IL-15 come target terapeutici per il trattamento del glioblastoma, lasciando anche intravedere significative possibilità di intervento preventivo e curativo agendo sugli stili di vita della popolazione. I ricercatori coinvolti nel progetto sono Stefano Garofalo, Giuseppina D’Alessandro, Giuseppina Chece, Frederic Brau,Laura Maggi, Alessandro Rosa, Alessandra Porzia, Fabrizio Mainiero,Vincenzo Esposito, Clotilde Lauro, Giorgia Benigni, Giovanni Bernardini, Angela Santoni e Cristina Limatola. Per ulteriori informazioni consultare l’area a destra.

Martedì, 07 aprile 2015

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