Nuovo studio sulla serendipità

"Serendipità" è un termine comunemente utilizzato per indicare l’abilità di cogliere e apprezzare osservazioni del tutto incidentali, spesso fatte mentre si stava cercando qualcosa di completamente diverso. Il fisiologo Walter Bradford Cannon, tra i primi a utilizzare il termine, definì la serendipità come “la facoltà di trovare le prove a sostegno di un’ipotesi in modo del tutto inaspettato, o la capacità di scoprire nuovi fenomeni o relazioni tra fenomeni diversi senza avere avuto l’esplicita intenzione di scoprirli ”.
Attraverso lo studio dei potenziali elettrici cerebrali, un gruppo di ricercatori della Sapienza coordinato da Fabrizio Doricchi, docente di Neuropsicologia, in collaborazione con la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, ha dimostrato come la capacità di elaborare coscientemente degli stimoli visivi è significativamente incrementata quando l’osservazione attiva del mondo esterno non sia guidata da aspettative probabilistiche e temporali rigidamente definite. Il cervello produce tale potenziamento del livello di coscienza amplificando e prolungando, nella corteccia visiva secondaria, la durata delle fasi di immagazzinamento e di elaborazione delle tracce sensoriali visive che precedono l’elaborazione cosciente.
“La serendipità sembra quindi prodursi - afferma Fabrizio Doricchi, coordinatore della ricerca - quando l’attenzione di un osservatore attivo non è strettamente focalizzata su ciò che, in base all’esperienza di eventi passati coscientemente percepiti, ci si aspetta di osservare in futuro”. Questi risultati forniscono la prima descrizione dei meccanismi neurali e cognitivi che sono alla origine delle scoperte di tipo "serendipico".

Lunedì, 06 luglio 2015

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