Res Urbis, il progetto Sapienza per il recupero sostenibile degli scarti urbani: per la Ue è un esempio efficace di economia circolare della plastica

Il documento della Commissione Ue “A european strategy for plastics in a circular economy”, ha individuato nel progetto italiano Res Urbis-REsources from URban BIo-waSte, coordinato dalla Sapienza, un modello da seguire per la trasformazione dei rifiuti urbani in plastiche ecocompatibili

Il documento su riciclo e riutilizzo “A european strategy for plastics in a circular economy”, diffuso dalla Ue nei giorni scorsi, cita il progetto italiano Res Urbis come modello da seguire per la trasformazione dei rifiuti urbani in bioplastiche. La nuova strategia europea sulla plastica ha infatti individuato, come soluzione allo spreco di risorse, la creazione di un mercato dei prodotti riciclati, nell’ottica di un’economia circolare.

La finalità di Res Urbis – REsources from URban BIo-waSte – è la valorizzazione degli scarti urbani di origine organica mediante trasformazione in bio-polimeri per la produzione di plastiche ecocompatibili ed è finanziato dalla Comunità Europea, all’interno del programma Horizon 2020, con 3 milioni di euro.

Il progetto coordinato da Sapienza Università di Roma, insieme ad altre università italiane, 21 partner tra imprese, associazioni e amministrazioni pubbliche provenienti da 8 Paesi europei, si inquadra nelle azioni di ricerca e sviluppo specificamente finalizzate a promuovere l'economia circolare, con il duplice obiettivo di minimizzare i quantitativi di rifiuti da smaltire in discarica e di ottenere nuovi prodotti bio ed eco-compatibili usando gli stessi scarti come risorse rinnovabili alternative al petrolio.

“Ognuno dei 300 milioni di europei che vivono in aree urbane – spiega Mauro Majone, docente Sapienza – produce in media ogni giorno più di 100 grammi di sostanza organica di scarto, il cui recupero e valorizzazione è attualmente piuttosto limitato; questo rende evidente che il potenziale impatto applicativo di RES URBIS è molto elevato. Le ricadute ambientali, economico e occupazionali che possono derivare dalla messa a punto di tecnologie innovative che consentano la trasformazione di quest’enorme flusso di materiale organico in prodotti utili e con effettivo valore di mercato sono estremamente positive. Allo stesso tempo, il progetto punta a sviluppare tecnologie tali da consentirne l’integrazione con la riqualificazione di impianti tradizionali per la depurazione delle acque e/o il trattamento dei rifiuti”. 

In questo progetto si vuole sviluppare una filiera tecnologica innovativa per la valorizzazione integrata dei vari scarti organici di origine urbana quali i rifiuti municipali e i fanghi di depurazione delle acque reflue municipali. L'obiettivo principale è quello di convertire queste tipologie di scarti urbani in bioplastiche con applicazioni nei settori dell'imballaggio (film biodegradabili e compositi), della produzione di beni di consumo durevole quali ad esempio i telai di computer, tablet e telefoni, oppure elementi per l’interior design come lampade e sedie.

Tutti i flussi residui dal processo per la produzione delle bio-plastiche andranno, come già oggi accade con i rifiuti organici raccolti separatamente, verso la produzione di biogas (metano) e compost, per una valorizzazione di secondo livello. E’ evidente quindi la necessità di affrontare, oltre alle tematiche prettamente tecnologiche, quegli aspetti legati alla accettabilità sociale e del mercato per i nuovi prodotti, oltre che agli aspetti normativi dal momento che si parte da un rifiuto e si arriva d un prodotto da immettere sul mercato.

Martedì, 23 gennaio 2018

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