FAQ sull'Open Access

In questa pagina sono pubblicate le domande più frequenti su come pubblicare in Open Access. Se non trovi la risposta al tuo quesito, puoi inviarcelo cliccando qui.


1 - Quali sono i vantaggi di pubblicare in Open Access?

In primo luogo l’articolo in Open Access è molto più visibile, perché non è accessibile solo agli abbonati alla rivista ma a tutti quelli che hanno una connessione alla Rete. In secondo luogo, e conseguentemente, l’articolo è mediamente più citato (in alcune discipline sei volte di più di un articolo “chiuso”). In terzo luogo pubblicare in Open Access è vantaggioso perché permette di accedere alla maggior parte dei programmi di finanziamento nazionali o internazionali. Inoltre, l’Open Access può favorire una più rapida diffusione dell’articolo, una revisione più accurata e trasparente ed una migliore gestione e conservazione dei prodotti della ricerca.

2 - Per fare Open Access devo cambiare le mie abitudini di pubblicazione?

No, non è necessario. Si può continuare a pubblicare con gli editori tradizionali, verificando se è possibile depositare su repository istituzionali o disciplinari ad accesso aperto una versione del proprio lavoro, anche precedente alla versione editoriale (pre-print o post-print). Molti editori, soprattutto in ambito internazionale, offrono ormai questa possibilità. Per verificare se l'editore con cui si è pubblicato lo consente, è possibile consultare il database Sherpa/Romeo, che riporta le politiche di moltissimi editori internazionali rispetto all'accesso aperto.

3 - Cosa è la Gold Road?

È una forma di accesso aperto che si realizza mediante la pubblicazione del proprio lavoro su una rivista open access, immediatamente accessibile a tutti, senza abbonamento e pienamente peer reviewed.

Rispetto alla gestione dei costi di pubblicazione, le riviste open access si distinguono in:

  • riviste totalmente accessibili e gratuite sia per chi legge, sia per chi scrive (l’elenco di questi periodici è consultabile su DOAJ-Directory Open Access Journal);

  • riviste totalmente accessibili e gratuite per chi legge, ma che richiedono il pagamento di una fee per chi scrive - le cosiddette APC-Article Processing Charges, che possono essere pagate dal singolo ricercatore o dall’ente di ricerca;

  • riviste ibride, ovvero che mantengono i propri standard di abbonamento per l’accesso tradizionale, ma possono ospitare singoli articoli Open Access, dietro pagamento delle APC. E’ da notare che gli editori di tali riviste godono di una doppia entrata rappresentata sia dalla fee richiesta per il singolo articolo, sia dal pagamento dell’abbonamento standard, secondo il cosiddetto meccanismo di double dipping.

4 - Cosa è la Green Road?

È una forma di accesso aperto che si realizza mediante l’autoarchiviazione delle proprie pubblicazioni su repository istituzionali o disciplinari ad accesso aperto. Pur continuando a pubblicare con editori e secondo modalità tradizionali, gli autori depositano una versione del proprio lavoro (pre print, ma principalmente post print o, se concesso dagli editori, la versione editoriale) in archivi aperti, rispettando gli accordi con gli editori stessi.

5 - Quali diritti sulla mia opera conservo se pubblico in Open Access?

L’accesso aperto riguarda la modalità di pubblicazione di un’opera, mentre i diritti connessi a tale opera sono definiti dalla licenza. In linea generale in Italia il diritto morale dell’autore, ossia la paternità dell’opera, è inalienabile per legge. Gli altri diritti connessi ad una pubblicazione ad accesso aperto sono il frutto del rapporto negoziale definito con l’editore. Tra i diritti da verificare vanno sicuramente considerati: diritti connessi alla condivisione dell’opera, alla produzione di opere derivate e all’utilizzo a fini commerciali. Per verificare quali sono i diritti connessi ad un’opera è sempre bene fare riferimento al contratto stipulato con l’editore, oppure all’indicazione della licenza riportata nel fulltext, dove, in genere, si trova la dicitura “Tutti i diritti riservati” oppure una delle licenze Creative Commons.

6 - Cosa sono le licenze Creative Commons?

Le Creative Commons (CC) sono licenze modulari, nate all'inizio degli anni 2000 negli Stati Uniti, che modificano il concetto di "Tutti i diritti riservati" in "Alcuni diritti riservati". Attraverso le licenze CC il titolare dei diritti sull'opera indica chiaramente agli utenti come l’opera può essere utilizzata, a quali condizioni ed in quale contesto. In particolare, combinando le caratteristiche di Attribuzione - Usi commerciali - Opere derivate, le sei principali licenze CC offrono agli utenti uno strumento facile e veloce per sapere, ad esempio, se gli sarà consentito copiare l’opera, modificarla oppure distribuirla per via commerciale e così via.

Ogni licenza è supportata giuridicamente dal Legal Code, un vero e proprio contratto stipulato tra il licenziante e ogni possibile utilizzatore del prodotto, che si richiama alle norme giuridiche del paese in cui la licenza si applica, e ne garantisce la rilevanza giuridica.

Nel caso in cui si depositi in IRIS un prodotto già pubblicato con licenza CC, è necessario replicare la licenza indicata sulla pubblicazione; un supporto su come fare è disponibile qui. Nel caso in cui si depositi in IRIS la propria Tesi di Dottorato, è possibile scegliere liberamente quali usi consentire sulla propria opera, dal momento che i diritti di utilizzo non sono stati ceduti a terzi.

7 - Cosa sono le APC?

Acronimo di Article Processing Charge, si tratta di un costo necessario a coprire le spese di pubblicazione. L’autore o l’ente di ricerca deve pagare all’editore per poter pubblicare sulle riviste Open Access che lo richiedano (circa il 30% dei casi) o su riviste tradizionali che offrono Open Choice, cioè la possibilità di pubblicare un singolo lavoro in Open Access su un periodico che non lo è, attivando così una modalità double dipping.

8 - Gli autori Sapienza hanno agevolazioni per pubblicare ad accesso aperto?

Sì, dal 2020 il Sistema Bibliotecario Sapienza ha sottoscritto i primi contratti "trasformativi" con alcuni importanti editori internazionali. Tali contratti permettono agli autori Sapienza di poter pubblicare gratuitamente in Open Access: il costo delle Article Processing Charge (APC) è sostenuto direttamente da SBS nell'ambito del contratto di sottoscrizione delle riviste.

Sul sito di SBS è disponibile l'elenco degli editori presso i quali è possibile pubblicare ad accesso aperto gratuitamente e i requisiti per accedere alle agevolazioni.

Oltre ai contratti trasformativi, SBS ha stipulato anche dei contratti "tradizionali" nei quali sono previsti sconti per la pubblicazione ad accesso aperto con alcuni editori: in questo caso, il costo di APC rimane in carico all'autore.

9 - Che cosa si intende per versione di una pubblicazione?

Dal momento in cui un autore produce un “manoscritto” fino alla pubblicazione, l’opera subisce una serie di modifiche. 

La prima versione dell’opera è il preprint, ovvero la bozza dell’autore, inviata all’editore per la pubblicazione, ma non ancora sottoposta a peer review, né accettata dall’editore.

La versione successiva prende il nome di post print; si tratta della versione sottoposta a peer review e accettata per la pubblicazione che l’editore rinvia all’autore con le modifiche richieste. Infine, la versione che l’editore pubblica è la versione editoriale. Essa è riconoscibile perché riporta l’impaginazione e i loghi dell’editore, nonché i metadati quali nome della rivista, numeri di pagina, numero fascicolo, data di pubblicazione, etc.

È importante identificare la versione della pubblicazione perché alle diverse versioni possono essere associate diverse policy di accesso, per esempio un editore può concedere di depositare ad accesso aperto un post print ma non una versione editoriale.

10 - Sono un dottorando, devo depositare la mia tesi ad accesso aperto?

Sì, dopo la discussione dell'esame finale è obbligatorio, ai sensi dell’art. 6, c. 11 del D.M. 30.04.1999, prot. n. 224/1999, depositare in IRIS la propria tesi di dottorato allo scopo di dare visibilità ai risultati della ricerca svolta e permettere alle Biblioteche Nazionali di Roma e Firenze di prelevare direttamente le tesi archiviandole e conservandole in modo permanente.

È possibile non rendere immediatamente disponibile la tesi ad accesso aperto, prevedendo un periodo di embargo di massimo 12 mesi dalla data di discussione, come espressamente previsto dalla Policy di Ateneo per l’accesso aperto, nei casi in cui le tesi siano già state sottoposte a un editore e siano quindi in attesa di pubblicazione o siano state finanziate da enti esterni che vantano diritti su di esse e sulla loro pubblicazione.

11 - Cosa devo fare per adempiere all’obbligo di pubblicazione ad accesso aperto previsto dai principali programmi di finanziamento della ricerca?

I principali programmi di finanziamento della ricerca comunitari e nazionali (e.g. Horizon 2020; PRIN) prevedono obbligatoriamente la pubblicazione ad accesso aperto dei risultati della ricerca.

Nella maggior parte dei casi per adempiere a tale obbligo si possono seguire due strade:

  • gold road, ovvero pubblicare su riviste Open Access anche a fronte del pagamento di APC, i cui costi sono rimborsati dall’ente finanziatore della ricerca;

  • green road, ovvero depositare una versione successiva alla peer review su archivi istituzionali o disciplinari.

Si consiglia in ogni caso di controllare le disposizioni specifiche previste dal singolo ente che finanzia la ricerca. Sapienza, ad esempio, non prevede una linea di finanziamento specifica per coprire APC e costi di pubblicazione in Open Access, tuttavia ha inserito tali costi tra le voci di spesa ammissibili nei bandi di Ateneo per la Ricerca.

12 - Cos’è ORCID e come posso ottenerlo?

ORCID, acronimo di Open Researcher and Contributor ID, è un identificativo univoco e persistente che viene attribuito al singolo ricercatore e che consente di collegare il profilo autore non solo alle pubblicazioni, ma anche alle diverse attività svolte dal ricercatore.

ORCID è anche il nome del registro pubblico di identificativi dei ricercatori, promosso e sviluppato da un consorzio no profit a cui aderiscono anche alcuni dei più importanti editori scientifici. Si tratta di un progetto "open" sviluppato con software Open Source rilasciato in CC. A differenza degli altri author identifier, ORCID è un identificativo non proprietario; il profilo pubblico è visibile su una piattaforma non commerciale e non vincolata ad uno specifico database.

ORCID consente di risolvere i problemi di ambiguità e omonimia, di gestire tutte le affiliazioni associate al proprio nome, nonché quelle relative alla propria carriera professionale (inclusi progetti e finanziamenti) e, grazie all'integrazione con Web of Science e Scopus, di popolare facilmente il proprio profilo autore con tutte le pubblicazioni indicizzate nei due database.

Per ottenere un ID ORCID è sufficiente registrarsi sull sito https://orcid.org/.

Inoltre, in IRIS è attiva una funzionalità che permette di associare il proprio identificativo ORCID al profilo IRIS, o di crearlo se non è già stato creato. Una volta associato l’ID ORCID ad IRIS è possibile trasferire tra i due sistemi i dati relativi alle proprie pubblicazioni.

 

 

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