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Il nostro miglioramento continuo

Una qualità intesa non come adempimento, ma come scelta di orientare ogni attività alla produzione di valore pubblico. L'articolo di Loredana Segreto (direttrice generale) e Giuseppe Foti (direttore dell'Area Supporto strategico e offerta formativa per Sapienza Magazine 2/2025)

Le organizzazioni sono fatte di persone, e ogni vero cambiamento parte da questa consapevolezza. È da qui che nasce il percorso che Sapienza sta portando avanti: per garantire didattica e ricerca di qualità, servizi adeguati agli studenti e un’interazione con la società all’altezza della storia dell’Ateneo, l’amministrazione deve funzionare al meglio. La complessità delle sfide che il sistema universitario affronta oggi ha reso necessario ripensare in profondità il modello organizzativo, semplificando i flussi di attività, restituendo coerenza a un sistema molto articolato e superando quella frammentazione di competenze – e talvolta quella distinzione troppo rigida tra strutture “centrali” e “decentrate” – che rischiava di rallentare le risposte e disperdere energie preziose. Il cambio alla guida della Direzione generale, avvenuto lo scorso anno, è diventato l’occasione per avviare un’evoluzione culturale e organizzativa, ispirata al principio della qualità. Una qualità intesa non come adempimento, ma come scelta di orientare ogni processo – dalla programmazione al reclutamento, dalla didattica ai servizi – alla produzione di valore pubblico.

È una scelta ambiziosa ma necessaria in una grande università come Sapienza, che richiede metodo: osservare ciò che non funziona, misurare gli effetti, correggere e migliorare, in un ciclo che non si interrompe mai. Da questa logica discende il riassetto dei servizi amministrativi che ha interessato le aree dell’amministrazione centrale, operativo da gennaio 2025. Il cambiamento ha segnato il passaggio da una struttura funzionale a una “per processi”: non più attività distribuite in modo eterogeneo, ma filiere chiare, ciascuna con un unico centro di responsabilità. L’obiettivo era creare un’amministrazione unica, capace di garantire standard omogenei e servizi coerenti in tutte le strutture, riducendo la distanza tra amministrazione centrale e strutture decentrate. Il riassetto ha comportato anche la riduzione delle aree dirigenziali da 14 a 12, accorpando funzioni affini per ridurre i tempi procedurali e offrire a studenti, docenti e ricercatori un interlocutore chiaro e definito. Ma riorganizzare le strutture non basta: occorre investire su progetti che rendano l’Ateneo più moderno, integrato e orientato ai risultati. Con il progetto Chàrtis – avviato nel 2022 e rilanciato nel 2025 grazie anche alla collaborazione con Microsoft – Sapienza ha ridisegnato la mappatura dei processi, migliorando la raccolta dati e introducendo strumenti decisionali più avanzati per il governo di Ateneo e per gli operatori. La nuova architettura gestionale consente un assessment più accurato dei workflow e valorizza informazioni che, prima, erano spesso disperse. La raccolta dati è oggi più efficiente e strategica, e contribuisce in modo determinante alla qualità delle decisioni di governo.

Una leva altrettanto decisiva riguarda le competenze. La mappatura delle famiglie professionali ha introdotto un linguaggio nuovo: non più “posizioni”, ma “ruoli”, con le abilità e le responsabilità che li caratterizzano. Questo approccio permette di programmare meglio il reclutamento, orientare la formazione e valorizzare i talenti interni. In questa prospettiva si inserisce anche la partecipazione di Sapienza al progetto nazionale RiVa, promosso dalla Funzione pubblica: un’iniziativa che ha portato l’Ateneo a contribuire alla definizione di un toolkit dei profili professionali universitari e al monitoraggio del Pnrr attraverso indicatori chiave sulla gestione delle risorse umane. Un modo non solo di agire il cambiamento, ma di esserne protagonisti. La formazione è un altro elemento cardine. Nei prossimi anni l’Ateneo investirà molto sullo sviluppo delle competenze: dalle soft skills alle abilità digitali, dalle competenze tecniche alle nuove forme di leadership, fino alle esperienze di mobilità internazionale previste dal Piano integrato di attività e prganizzazione (Piao) 2025-2027. In questa direzione si inserisce anche la scelta strategica di destinare risorse significative del programma triennale delle università (PRO3) alla formazione, alla premialità e alla mobilità del personale tecnico-amministrativo.

Il miglioramento continuo non è solo un principio della qualità, ma un impegno quotidiano. Richiede visione, ma anche partecipazione

Accanto ai progetti strutturali, sono stati realizzati numerosi interventi per migliorare i servizi e sostenere la crescita del personale tecnico-amministrativo: dalle progressioni economiche orizzontali e verticali alla nuova polizza sanitaria e alle misure di welfare, dagli accordi di premialità legati all’innovazione all’aggiornamento dei regolamenti conto terzi, fino al nuovo incentivo per le funzioni tecniche. Azioni diverse, accomunate da un’unica logica: riconoscere il valore delle persone e creare le condizioni per lavorare bene. Questo percorso si muove in piena coerenza con il Piano strategico 2022–2027, il cui monitoraggio intermedio ha permesso di misurare i progressi compiuti e orientare le scelte future con maggiore consapevolezza. Riorganizzazione, digitalizzazione, valorizzazione delle competenze e potenziamento dei servizi sono tasselli di un unico disegno: rendere Sapienza un’organizzazione più semplice, più efficace e più capace di generare impatto. In questo quadro, il miglioramento continuo non è solo un principio della qualità, ma un impegno quotidiano. Richiede visione, certo, ma anche partecipazione, ascolto, condivisione. Coinvolge chi lavora negli uffici, chi fa didattica e ricerca, chi studia e vive l’Ateneo. E continuerà nei prossimi mesi, anche grazie al lavoro preparatorio per la visita di accreditamento, che rappresenta non un adempimento formale, ma un’occasione preziosa per consolidare ciò che stiamo costruendo. Sapienza sta cambiando, e lo sta facendo mettendo al centro ciò che conta davvero: le persone, i loro talenti e la loro capacità di contribuire a un’Università più moderna, più semplice da vivere e più orientata al futuro.

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